17 Agosto 2026
Sardegna

Einstein Telescope, un attentato che riapre interrogativi scomodi sulla candidatura sarda

L’episodio è di quelli che, per la loro gravità, meritano di essere guardati senza minimizzazioni: nella notte, a Lula, sono state date alle fiamme le auto di un ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, da anni impegnato nel progetto Einstein Telescope, l’osservatorio di onde gravitazionali che la candidatura di Sos Enattos punta a ospitare in Sardegna.

Lo scienziato si era trasferito nel paese da appena una decina di giorni. Al momento non è chiaro se l’attacco sia collegato alla sua attività professionale, ma la coincidenza temporale e la natura dell’episodio impongono di non archiviarlo frettolosamente come fatto isolato.

Al di là di quanto accertranno le indagini, la vicenda solleva interrogativi che la narrazione istituzionale sulla candidatura sarda tende a non affrontare fino in fondo. Ospitare un progetto scientifico internazionale di questa portata , che comporta investimenti pluriennali, insediamento stabile di ricercatori stranieri, infrastrutture dedicate e un indotto economico di lungo periodo , richiede non solo l’eccellenza geologica del sito, su cui la Sardegna vanta credenziali solide, ma anche condizioni di contesto che vanno ben oltre i dati tecnici presentati nei dossier di candidatura.

Tre ordini di domande, in particolare, meritano di essere posti apertamente.

Il primo riguarda la classe dirigente locale e regionale: è in grado di garantire trasparenza, continuità amministrativa e capacità di gestione di un progetto che, per dimensioni e complessità, supera di gran lunga qualsiasi altra opera pubblica realizzata finora nell’isola? La storia della gestione dei grandi progetti infrastrutturali in Sardegna, tra ritardi cronici e difficoltà di coordinamento tra enti, non offre finora rassicurazioni scontate.

Il secondo riguarda le infrastrutture: strade, connettività digitale, servizi per una comunità scientifica internazionale che dovrà vivere e lavorare stabilmente sul territorio per decenni. Su questo fronte, i ritardi strutturali della Sardegna sono documentati da anni e non si risolvono con un annuncio politico.

Il terzo, e più delicato, riguarda la sicurezza degli operatori del progetto e la garanzia che gli investimenti , pubblici e privati , non siano esposti a pressioni, intimidazioni o climi di ostilità locale, quale che ne sia l’origine. Un episodio come quello di Lula, se dovesse rivelarsi anche solo in parte collegato alla presenza dello scienziato, imporrebbe alle istituzioni di rispondere con altrettanta chiarezza: quali garanzie concrete di sicurezza sono previste per i ricercatori e le loro famiglie? Quale presidio verrà assicurato nelle aree interessate dal progetto? Sarà realmente possibile “attirare” ricercatori e talenti in un ambiente ostile e per ampi versi affetto da provincialismo?

Sono domande legittime, che nulla tolgono al valore scientifico della candidatura né implicano giudizi sull’insieme della popolazione sarda, la stragrande maggioranza della quale guarda al progetto come a un’opportunità storica di sviluppo. Ma proprio per questo meritano risposte istituzionali puntuali, e non solo rassicurazioni di facciata: la credibilità della candidatura di Sos Enattos si gioca anche sulla capacità di affrontare, senza reticenze, gli aspetti più scomodi che episodi come questo inevitabilmente portano alla luce.

Un progetto, come ricorda anche il flop dell’ultima presentazione all’ex Manifattura Tabacchi, che poco infiamma gli animi dei sardi.

foto Greg Montani da Pixabay.com