“Effetto Groenlandia”: l’Islanda accelera sul referendum per riaprire i negoziati di adesione all’UE.
L’Islanda valuta di anticipare già ad agosto il referendum sulla ripresa dei negoziati per l’adesione all’Unione europea. Il governo di Reykjavík ha infatti lanciato una consultazione popolare, da concludersi entro il 2027, per decidere se riattivare il percorso di adesione all’Ue, interrotto nel 2013.
Una richiesta al popolo islandese che potrebbe subire un’accelerazione, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche crescenti, dai dazi imposti da Washington all’Islanda e dalle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump sull’annessione della Groenlandia.
Se i cittadini si esprimessero a favore, l’Islanda potrebbe teoricamente completare l’adesione prima di altri Paesi candidati.
Un clima favorevole all’allargamento.
A Bruxelles il tema dell’allargamento è tornato centrale. La Commissione europea sta lavorando a ipotesi di integrazione graduale per alcuni Paesi, mentre il Montenegro, attuale front-runner tra i candidati, ha chiuso un ulteriore capitolo negoziale il mese scorso.
L’Islanda occupa una posizione strategica nel Nord Atlantico, a sud del Circolo Polare Artico. Priva di un esercito, affida la propria sicurezza alla NATO e a un accordo bilaterale di difesa con gli Stati Uniti risalente al 1951.
Negli ultimi mesi, tuttavia, alcune dichiarazioni provenienti da Washington – tra cui una battuta del candidato ambasciatore USA sull’ipotesi che l’Islanda diventi il 52° Stato americano – hanno alimentato un clima di inquietudine.
Parallelamente, i sondaggi mostrano un aumento del sostegno popolare a un riavvicinamento all’UE, percepito sempre più come garanzia di sicurezza oltre che di cooperazione economica.
Il nodo pesca e l’ombra della Brexit.
Non mancano però ostacoli. Il principale riguarda i diritti di pesca, settore chiave per l’economia islandese e già punto critico nei negoziati precedenti. In passato le tensioni con il Regno Unito – culminate nelle cosiddette “Guerre del merluzzo” tra gli anni Cinquanta e Settanta e, più recentemente, nella disputa sullo sgombro – avevano complicato il percorso di adesione.
Con la Brexit, tuttavia, il quadro è cambiato: l’uscita di Londra dall’UE potrebbe rendere meno conflittuale la questione all’interno del negoziato europeo.
Un percorso potenzialmente rapido.
Dal punto di vista tecnico, l’Islanda parte avvantaggiata: è membro dello Spazio Economico Europeo e dell’area Schengen, e ha già recepito gran parte della normativa comunitaria. Prima della sospensione dei colloqui nel 2013, Reykjavík aveva chiuso 11 dei 33 capitoli negoziali.
Secondo fonti europee, in teoria il completamento dei negoziati potrebbe richiedere anche solo un anno. Tuttavia, osservatori islandesi invitano alla prudenza, sottolineando la complessità di alcuni dossier sensibili.
In ogni caso, anche dopo la conclusione dei negoziati, sarebbe necessario un secondo referendum per ratificare l’adesione effettiva.
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