Erasmus+Europa

ECR: “L’Erasmus diventa un canale di migrazione a lungo termine”.

La Commissione europea ha risposto a un’interrogazione parlamentare sul possibile impatto migratorio del Patto per il Mediterraneo e sull’arrivo nell’Unione europea di studenti e tirocinanti provenienti dai Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA) attraverso programmi come Erasmus+.

La richiesta, presentata da eurodeputati del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), esprime preoccupazione per l’aumento dei cosiddetti “percorsi legali per la migrazione lavorativa” e per il potenziamento delle partnership sui talenti, temendo che gli scambi accademici possano trasformarsi in canali di migrazione a lungo termine. Gli interroganti hanno chiesto alla Commissione di stimare il numero di cittadini extra-UE provenienti dall’area MENA che entreranno annualmente nell’Unione a partire dal 2026 e quale quota potrebbe rimanere dopo la fine degli studi.

Nella risposta, la vicepresidente della Commissione Dubravka Šuica ha chiarito che il Patto per il Mediterraneo mira a rafforzare le relazioni con i partner della sponda sud attraverso i principi di corresponsabilità, cooperazione e flessibilità, consentendo una partecipazione variabile degli Stati membri e dei Paesi partner.

Secondo la Commissione, non è attualmente possibile stimare con precisione il numero di mobilità studentesche previste per Paese di origine. Tuttavia, viene ricordato che il programma Erasmus+ già offre opportunità di mobilità di breve durata a studenti e personale accademico provenienti da tutto il mondo, compresa la regione mediterranea meridionale. Gli scambi per gli studenti universitari possono durare fino a un anno, mentre quelli per il personale accademico variano tra cinque e sessanta giorni.

Bruxelles sottolinea inoltre che i partecipanti “rientrano nei Paesi di origine al termine del periodo di mobilità, portando con sé competenze, reti e nuove prospettive” e che “studi citati dalla Commissione indicano che questi programmi favoriscono la circolazione dei talenti e delle competenze, piuttosto che l’immigrazione permanente”.

Infine, la Commissione ribadisce che, in linea con la politica migratoria esterna dell’UE, il Patto per il Mediterraneo include iniziative per prevenire le partenze irregolari, rafforzare i meccanismi di rimpatrio e riammissione e promuovere percorsi legali e ordinati di mobilità internazionale, nel rispetto delle competenze europee e nazionali.

foto European Union, 2021 EC-Audiovisual Service / Aurore Martignoni