Economia italiana: l’instabilità delle politiche pesa sugli scambi.
Nel terzo trimestre 2025 il Pil italiano è rimasto stazionario su base congiunturale, come la Germania, ma sotto la media dell’area euro e delle performance di Francia e Spagna. L’apporto è stato negativo dalla domanda interna (al netto delle scorte) e positivo dal canale estero; per settori, crescita in agricoltura, calo nell’industria e stagnazione nei servizi. La variazione acquisita per il 2025 è +0,5%.
A settembre, la produzione industriale ha recuperato +2,8% su agosto, compensando quasi integralmente il crollo di -2,7% del mese precedente; nel terzo trimestre il saldo resta -0,5%. Pesa il brusco calo del comparto energetico (-6,2% t/t), solo in parte bilanciato da beni intermedi e strumentali.
Costruzioni e servizi in calo.
Le costruzioni scendono -1,6% in agosto su luglio (minimi da marzo), pur mantenendo un +0,4% sul trimestre mobile giugno-agosto e +4,7% tendenziale nei primi otto mesi. Rallentano sia il residenziale sia il non residenziale, con segnali misti dai permessi di costruire: rimbalzo congiunturale nel 2° trimestre dopo un forte calo, ma livelli ancora inferiori su base annua.
Nei servizi, il fatturato in volume cala -0,8% in agosto (-0,2% a luglio), complice il commercio all’ingrosso (-2,1%); tengono alloggio-ristorazione e ICT. Nel trimestre giugno-agosto l’indice è -0,1%.
Export in lieve ripresa.
Nonostante la flessione di agosto, nel trimestre giugno-agosto le esportazioni crescono +1,2% sul trimestre precedente (spinta Ue +2,3%; extra-Ue +0,1%). Le importazioni scendono -0,3% (Ue 0%; extra-Ue -0,7%). Nei primi otto mesi 2025: export beni +2,6% tendenziale, import +4,1% (con acquisti dalla Cina +24,5%). Trainano le vendite farmaceutici (+34,8%), bene alimentari e metalli (+4,8%); positivi i mezzi di trasporto (+3,4%) nonostante gli autoveicoli (-9,3%). In calo raffinati (-15,6%), computer/elettronica (-5,1%), tessile-abbigliamento-calzature (-3,8%), altra manifattura (-5,9%) e macchinari (-1,9%).
Negli Stati Uniti, primo mercato extra-Ue, l’export italiano è condizionato dal frontloading in vista dei dazi: +6,9% tendenziale gennaio-agosto (import dall’USA verso l’Italia +30%). I farmaceutici brillano (+63,2%), con gli USA che assorbono il 43,9% dell’export extra-Ue del comparto e il 22,9% del totale settore.
Lavoro: occupazione ai massimi, disoccupazione al 6,1%.
A settembre gli occupati toccano 24,221 milioni: aumentano le donne e tutte le fasce d’età tranne i 35-49enni. Salgono i dipendenti permanenti, calano i termini, stabili gli autonomi. Il tasso di occupazione sale al 62,7%. Il tasso di disoccupazione passa al 6,1% (area euro 6,3% stabile); quello giovanile al 20,6%. Su base trimestrale (luglio-settembre) occupazione +0,1% con meno persone in cerca di lavoro (-4,5%) e più inattivi (+0,3%). Tendenzialmente, +176 mila occupati in un anno (+0,7%).
Prezzi: inflazione in brusca frenata, Italia sotto la media euro.
L’IPCA di ottobre (stima preliminare) segna +1,3% tendenziale (area euro +2,1%), in netto rallentamento. Il NIC è +1,2% (-0,3% congiunturale), con inflazione di fondo stabile al 2,0%. Scendono i beni energetici (-1,3% m/m; prezzi -4,6% a/a, minimi dal febbraio 2022), rallenta il carrello della spesa (+2,3%, da +3,1%). I servizi crescono +2,6% a/a, ma calano -0,4% su mese.
A settembre, i prezzi all’import tornano a scendere (-0,6% m/m; -3,0% a/a), mentre i prezzi alla produzione industriale risalgono +0,2% m/m (+1,1% a/a), spinti dall’energia. Nelle costruzioni, prezzi in lieve calo per gli edifici (-0,1%) e stabili per strade/ferrovie.
Carrello sempre pesante: alimentari +24,9% dal 2021.
Tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari in Italia sono saliti del 24,9%, quasi 8 punti più dell’indice generale (+17,3%). L’impennata 2022-2023 è stata innescata dallo shock energetico post-invasione dell’Ucraina: in Italia i beni energetici al consumo sono balzati del 76% (ottobre 2021-novembre 2022), trasmettendosi in modo diretto agli alimenti non lavorati (elevato peso degli input energetici) e indiretto via prodotti intermedi (fertilizzanti più che raddoppiati nel 2021-2022).
Gli alimentari freschi sono aumentati più dei lavorati (+26,2% vs +24,3%). Il “cibo” nel complesso a settembre 2025 segna +26,8% rispetto a ottobre 2021, con picchi su vegetali (+32,7%), latte-formaggi-uova (+28,1%), pane-cereali (+25,5%). Il fenomeno è europeo: area euro +29%, Ue27 +32,3%, Germania +32,8%, Spagna +29,5%, Francia +23,9%.
Nel 2024-2025 la dinamica si attenua: gli input si moderano, i margini agricoli recuperano e si stabilizzano su livelli superiori alla media decennale; i prezzi alla produzione alimentare rallentano e poi restano stabili nonostante un nuovo lieve rialzo delle materie prime. Resta comunque elevato l’impatto sui redditi più bassi, dato il peso del cibo (in media 16,6% della spesa, oltre un quinto includendo bevande e tabacchi).
foto ElasticComputeFarm da Pixabay.com
