Economia globale verso il rallentamento nel 2026, Italia in crescita debole.
Negli ultimi mesi del 2025 l’allentamento delle tensioni commerciali e i tagli dei tassi d’interesse hanno contribuito a ridurre l’incertezza e a sostenere la liquidità, attenuando in parte le pressioni al ribasso sulla crescita mondiale. Ma l’avvio del 2026 è stato segnato da nuovi focolai di instabilità e da rinnovate tensioni geoeconomiche, che rafforzano lo scenario di un rallentamento dell’attività economica internazionale nel corso dell’anno.
Scenario globale: commercio in calo, petrolio stabile, gas in aumento.
Sul fronte degli scambi, i dati del Central Plan Bureau olandese (CPB) indicano che a ottobre il commercio mondiale di merci in volume è diminuito dell’1,3% su base mensile, dopo il +1,1% di settembre. Il trimestre agosto-ottobre resta comunque in terreno positivo, con una crescita media dello 0,7%. Pesano, in particolare, la frenata delle importazioni cinesi (-5,6% a ottobre) e il calo delle esportazioni dell’area euro (-2,9%) e della stessa Cina (-2,7%).
Le prospettive restano difficili: l’indice globale PMI dei nuovi ordini export ha segnato a dicembre l’ottavo calo consecutivo, rimanendo sotto la soglia di 50 che separa espansione e contrazione della domanda internazionale.
Sul mercato dell’energia, il petrolio continua a scendere: a dicembre il Brent è scivolato a 62,7 dollari al barile e a inizio 2026 si muove ancora tra 60 e 62 dollari, senza risentire in modo evidente delle recenti tensioni geopolitiche. In controtendenza, invece, il gas naturale: l’indice di riferimento è salito a dicembre a 104,2, tornando sui livelli elevati di giugno.
Eurozona: fiducia in lieve calo.
Nel frattempo, l’Economic Sentiment Indicator (ESI) della Commissione europea segnala un peggioramento a dicembre (-0,4 punti). La fiducia scende in tutti i principali Paesi: Germania (-1,1), Francia (-0,9), Italia (-0,6) e Spagna (-0,5). Un segnale che conferma un quadro di crescita fragile e disomogenea.
Italia: Pil in lieve rialzo, ma ottobre segna un indebolimento.
In Italia, nel terzo trimestre 2025 il Pil è stato rivisto leggermente al rialzo: +0,1% congiunturale (da 0,0% della stima preliminare) e +0,6% tendenziale. La crescita acquisita per il 2025 è pari a +0,5%. Tuttavia, gli indicatori più recenti descrivono un’economia che a ottobre si indebolisce, dopo la ripresa di settembre, confermando una dinamica complessivamente più debole rispetto alla media dell’area euro.
Produzione e costruzioni: ottobre in retromarcia.
La produzione industriale torna a scendere: -1,0% a ottobre rispetto a settembre, dopo il forte rimbalzo del mese precedente (+2,7%). Nel trimestre agosto-ottobre la variazione è negativa (-0,9%), con cali diffusi (in particolare energia -2,6% e beni strumentali -0,9%), mentre i beni intermedi mostrano un lieve segno positivo (+0,2%).
Anche le costruzioni registrano una frenata: -0,1% a ottobre dopo +1,3% a settembre. Su base trimestrale la variazione è -0,8%, sebbene nei primi dieci mesi dell’anno il settore mostri ancora una crescita tendenziale significativa (+4,5%).
Servizi e investimenti: flessione mensile, ma trimestre in leggero aumento.
Nei servizi, a ottobre il fatturato cala dello 0,6% dopo il +1,6% di settembre. La flessione è generalizzata, con poche eccezioni (informazione e comunicazione e attività immobiliari; alloggio e ristorazione). Nel trimestre agosto-ottobre, però, l’indice resta lievemente positivo (+0,2%).
Gli investimenti delle società non finanziarie crescono ancora nel terzo trimestre (+0,7%), ma meno del trimestre precedente (+1,3%). Il tasso di investimento sale al 22,8%, mentre la quota di profitto arretra (-0,9 punti), in linea con la tendenza avviata dalla seconda metà del 2023.
Scambi esteri: crescita modesta, forte spinta dalla farmaceutica.
Tra agosto e ottobre export e import in valore mostrano una dinamica positiva ma contenuta. Nei primi dieci mesi del 2025, le esportazioni aumentano del 3,4% e le importazioni del 3,7% su base annua, con volumi in crescita modesta per l’export (+0,6%) e più vivace per l’import (+1,9%).
La performance è però molto differenziata per settori. Spicca la farmaceutica (+33,7% nell’export e +44,6% nell’import), insieme ai mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli (+12,7%) e ai metalli (+7,5%). In calo marcato, invece, autoveicoli (-9,7%) e coke e prodotti petroliferi (-12,3%).
Lavoro: occupazione in calo a novembre, ma resta in crescita su base annua.
Dopo due mesi di aumento, a novembre l’occupazione scende a 24,188 milioni, con un calo che riguarda soprattutto donne, lavoratori a termine e autonomi. Il tasso di occupazione scende al 62,6%. Nel trimestre settembre-novembre, tuttavia, si registra un incremento medio dello 0,3% (+66 mila occupati), accompagnato dal calo delle persone in cerca di lavoro (-48 mila).
Su base annua, gli occupati sono 179 mila in più (+0,7%) e il tasso di disoccupazione scende al 5,7% (giovanile al 18,8%). Resta alto, però, il tasso di inattività, salito al 33,5%.
Prezzi: inflazione italiana sotto l’Eurozona, ma risale il “carrello della spesa”.
A dicembre l’inflazione armonizzata (IPCA) accelera lievemente all’1,2%, restando comunque sotto la media dell’area euro (2,0%). In base ai dati provvisori, l’inflazione nel 2025 è stata 1,7% in Italia e 2,1% nell’Eurozona.
A trainare l’aumento di fine anno sono soprattutto i beni alimentari, tornati ad accelerare (+2,4%), mentre i beni energetici restano in calo su base annua (-4,5%). Crescono anche i prezzi dei servizi (+2,5%), con una spinta legata ai servizi di trasporto.
Da qui l’effetto sul “carrello della spesa”, che a dicembre sale al +2,2%, ampliando il divario con l’indice generale.
Famiglie: più reddito e potere d’acquisto nel terzo trimestre.
Nel terzo trimestre 2025 migliorano i conti delle famiglie: i consumi crescono dello 0,3% sul trimestre, il reddito disponibile sale del 2,0% e la propensione al risparmio viene stimata all’11,4%. Il potere d’acquisto aumenta dell’1,8%, mentre a dicembre migliora anche la fiducia dei consumatori.
Il quadro complessivo, però, resta quello di una crescita fragile: la frenata di ottobre in industria e servizi, l’incertezza internazionale e la debolezza del commercio mondiale alimentano l’ipotesi che il 2026 si apra all’insegna di una dinamica economica più lenta, in Italia e fuori.
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