16 Ottobre 2026
Sardegna

Ecobonus, la Corte dei Conti: “Semplificare le regole e rafforzare il monitoraggio ambientale”

Semplificare un quadro normativo troppo stratificato e potenziare il monitoraggio sull’efficacia ambientale delle misure. È questo il duplice appello lanciato dalla Corte dei Conti al termine dell’analisi condotta sulla gestione degli Ecobonus, gli incentivi introdotti dalla legge di bilancio 2019 per favorire l’acquisto di veicoli a due o quattro ruote a basse emissioni di CO₂.

La relazione, approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, ricostruisce l’evoluzione degli incentivi alla mobilità sostenibile: gli sconti applicati all’acquisto di veicoli elettrici o ibridi , spesso accompagnati dalla rottamazione dell’usato , praticati dai concessionari accreditati su un’apposita piattaforma e successivamente rimborsati alle imprese produttrici tramite compensazione dei crediti d’imposta.

Nati come intervento temporaneo, gli Ecobonus hanno progressivamente acquisito carattere permanente, fino alla creazione nel 2022 del Fondo Automotive, pensato per sostenere decarbonizzazione, transizione verde e investimenti nella filiera del settore. Da marzo 2025 il sistema è stato sostituito da nuovi strumenti basati sui contratti di sviluppo, orientati soprattutto alle piccole e medie imprese, pur mantenendo l’incentivo per i veicoli elettrici a due ruote.

L’indagine della magistratura contabile ha coinvolto il Ministero delle imprese e del made in Italy, l’Agenzia delle entrate e il Ministero delle infrastrutture e trasporti. Su quest’ultimo fronte è finito sotto la lente anche l’incentivo per il retrofit elettrico dei veicoli con motore termico, misura che , sottolinea la Corte, non ha mai trovato applicazione concreta a causa di difficoltà tecniche e della totale assenza di richieste. Diverso il bilancio dell’Ecotassa, applicata dal marzo 2019 fino al 2021 sui veicoli nuovi di categoria M1 con emissioni superiori a 160 g/km di CO₂: ha garantito entrate per 132 milioni di euro.

Quanto alla gestione operativa, affidata a Invitalia per conto del Mimit, i dati parlano di 4.830 concessionari accreditati e 1.359.380 prenotazioni completate, per un totale di incentivi prenotati pari a 3 miliardi di euro.

Se il sistema di controllo si è dimostrato efficace nel tracciare l’andamento della misura, l’utilizzo delle risorse e le caratteristiche dei veicoli agevolati, la Corte evidenzia un limite sostanziale: i report prodotti si sono concentrati quasi esclusivamente sugli aspetti amministrativo-gestionali, senza permettere una reale valutazione del contributo della misura agli obiettivi di decarbonizzazione e miglioramento ambientale. A pesare, secondo i magistrati contabili, anche il mancato coinvolgimento diretto dell’Amministrazione competente in materia ambientale, che pure partecipa alla gestione di interventi analoghi finanziati dal PNRR, ma che in questo caso non ha svolto un ruolo attivo né di concertazione.

Un ulteriore campanello d’allarme riguarda gli studi di valutazione: dopo la ricerca commissionata al Politecnico di Milano nel 2021 , utilizzata principalmente per giustificare la stabilizzazione della misura con la nascita del Fondo Automotive , non risultano essere stati condotti approfondimenti successivi sugli effetti reali dell’incentivo.

La Corte richiama infine la necessità di intensificare le attività di informazione e sensibilizzazione rivolte ai consumatori, in vista dell’obiettivo europeo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030. Al Mimit viene raccomandato di superare l’eccessiva stratificazione normativa che regola gli incentivi, semplificando le procedure di accesso ed erogazione e rendendo più rapida l’attuazione delle misure, anche attraverso gli strumenti previsti dal Codice degli incentivi.