11 Agosto 2026
Politica

Ebola in Congo, il Ministero della Salute attiva la sorveglianza sanitaria per i cooperanti italiani

Il Ministero della Salute ha disposto l’attivazione di misure di sorveglianza sanitaria per tutto il personale italiano , medici, infermieri, logisti e cooperanti in senso lato , impiegato nelle aree della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda interessate dal focolaio di Malattia da Virus Bundibugyo (BVD), una variante dell’Ebola per la quale non esistono né vaccini autorizzati né terapie specifiche approvate.

Il provvedimento, firmato congiuntamente dalla Direzione Generale delle Emergenze Sanitarie e dalla Direzione Generale della Prevenzione, coinvolge il personale di organizzazioni governative, non governative e cooperative che operano nelle zone colpite nell’ambito di progetti di cooperazione internazionale.

Il 5 maggio 2026, l’OMS è stata allertata su un’epidemia ad alta mortalità nella zona sanitaria di Mongbwalu, nella provincia di Ituri, nella RDC. Il 15 maggio, l’Istituto nazionale di ricerca biomedica di Kinshasa ha confermato la presenza del virus Bundibugyo in otto campioni su tredici analizzati. Lo stesso giorno, il Ministero della Salute congolese ha dichiarato ufficialmente la 17ª epidemia di Ebola nella storia del paese.

Il contagio ha già varcato i confini nazionali: l’Uganda ha confermato un caso importato dalla RDC, un cittadino congolese deceduto a Kampala. Il 16 maggio, il Direttore generale dell’OMS ha dichiarato l’epidemia emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC), ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale.

Il virus Bundibugyo presenta un tasso di letalità stimato tra il 30% e il 50%, sulla base delle due precedenti epidemie documentate. A differenza di altri ceppi dell’Ebola, non dispone di vaccini né cure specifiche approvate, rendendo l’intervento precoce di supporto clinico l’unica arma attualmente disponibile.

Le misure operative.

La circolare ministeriale prevede una serie di adempimenti precisi per il personale in partenza o di rientro dalle zone a rischio. Le organizzazioni , governative e non , sono tenute a trasmettere al Ministero della Salute, almeno 48 ore prima della partenza dalla zona affetta, una dichiarazione sanitaria per ciascun cooperante, firmata dal responsabile medico dell’organizzazione o, in sua assenza, dal legale rappresentante.

Al rientro in Italia, i cooperanti saranno sottoposti a screening sanitario presso gli uffici USMAF-SASN (Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera), con misurazione della temperatura corporea e compilazione di una scheda anamnestica. Chi rientra con mezzi diversi dall’aereo , treno, autobus o auto propria , dovrà rivolgersi alla ASL di riferimento.

Anche il personale che non abbia riportato esposizioni dirette nei 21 giorni precedenti il rientro sarà comunque sottoposto, in via cautelativa, alla sorveglianza prevista per i contatti a basso rischio.

Il Ministero ha inoltre chiesto al Ministero degli Affari Esteri di trasmettere ufficialmente la circolare a tutte le organizzazioni operanti nelle aree affette, e ha invitato le compagnie aeree a segnalare tempestivamente agli uffici USMAF qualsiasi situazione a bordo che possa far ipotizzare un caso sospetto di malattia infettiva, provvedendo alla raccolta dei Passenger Locator Form per garantire la tracciabilità dei contatti.

L’OMS, nel frattempo, raccomanda agli Stati membri di non chiudere i propri confini né imporre restrizioni generalizzate ai viaggi, ma di garantire informazioni accurate ai viaggiatori diretti nelle aree a rischio e di facilitare l’evacuazione e il rimpatrio degli operatori esposti al virus.