6 Giugno 2026
Europa

Ebola fuori controllo nella Repubblica Democratica del Congo

Due settimane. È il tempo trascorso dalla dichiarazione ufficiale dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, e già i numeri fanno paura: oltre mille casi sospetti registrati, circa 240 morti presunti, e una velocità di diffusione che non ha precedenti nella storia recente della malattia.

A lanciare l’allarme è Médecins Sans Frontières: “Mai prima d’ora un’epidemia di Ebola aveva registrato così tanti casi a così poca distanza dalla sua dichiarazione”.

La situazione sul campo è grave e la risposta internazionale è, per usare le parole di MSF, “ancora in ritardo rispetto alla velocità di diffusione della malattia”. Ogni giorno vengono segnalati nuovi casi sospetti, ma centinaia di campioni biologici rimangono in attesa di analisi , un collo di bottiglia diagnostico che rende impossibile tracciare con precisione i contagi e isolare i positivi in tempo utile.

A complicare ulteriormente il quadro ci sono le restrizioni imposte alle frontiere e agli aeroporti, che stanno ritardando l’arrivo di forniture mediche essenziali, aiuti umanitari e personale specializzato. “Sappiamo per esperienza che queste misure ostacolano gravemente la risposta all’epidemia e isolano i Paesi che hanno urgente bisogno di supporto internazionale”, spiegano da MSF. Un paradosso che si ripete: nel tentativo di contenere il virus si finisce per rallentare chi potrebbe fermarlo.

L’epidemia, dichiarata ufficialmente il 15 maggio dalle autorità congolesi, è causata dal virus Ebola-Bundibugyo, identificato per la prima volta in Uganda nel 2007. Il focolaio ha il suo epicentro nella provincia dell’Ituri, ma si sono già registrati casi nelle province del Nord e Sud Kivu, segnale che il contagio ha già varcato i confini amministrativi della zona inizialmente colpita.

MSF chiede con urgenza un’espansione immediata della capacità di testing, un aumento sostanziale del supporto medico e umanitario internazionale e la garanzia di accesso senza ostacoli alle aree colpite. Richieste che sulla carta sembrano ovvie, ma che nella pratica , tra burocrazia, chiusure di frontiera e lentezze diplomatiche , rischiano di restare lettera morta mentre il virus continua a correre.