13 Settembre 2026
Sardegna

Ebola, Aou Sassari: “Nessun allarme”

Nessun allarme, ma piena preparazione. L’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari rassicura cittadini e operatori sanitari: la struttura per gestire in sicurezza eventuali casi sospetti di Ebola o di altri virus ad alta pericolosità c’è già, i protocolli sono in fase di approvazione e la formazione del personale è già calendarizzata.

All’interno della Clinica di Malattie infettive di viale San Pietro è stata individuata un’area dedicata all’isolamento: si tratta degli stessi spazi che durante la pandemia ospitarono la Rianimazione Covid, ora rapidamente riconvertibili in zona ad alto contenimento. L’area è già stata verificata e sanificata, con percorsi separati per l’accesso degli operatori, le procedure di vestizione e svestizione dei dispositivi di protezione e la gestione in sicurezza delle attività assistenziali, riducendo al minimo gli spostamenti del paziente.

“La struttura c’è, i medici e le competenze anche”, sottolinea Sergio Babudieri, direttore della Clinica di Malattie infettive e Tropicali dell’AOU: “Sassari ha già affrontato nel 2015 un caso di Ebola senza contagi secondari e ha gestito reparti ad altissima complessità durante il Covid. Non partiamo da zero. L’obiettivo è garantire una gestione sicura e, soprattutto, proteggere operatori e cittadini”.

Sul fronte della formazione, l’azienda ha già avviato contatti con l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma per un programma di aggiornamento rivolto al personale sanitario. I primi corsi partiranno il 18 giugno, proseguiranno a luglio e riprenderanno in autunno.

“Non bisogna alimentare allarmismi, ma rafforzare la preparazione” avverte Luciana Mameli, direttrice sanitaria dell’AOU. “La formazione, la definizione dei percorsi e l’individuazione degli spazi sono gli strumenti con cui si governa il rischio e si evita l’improvvisazione”.

In caso di conferma diagnostica, il paziente verrebbe trasferito verso i centri nazionali di riferimento , a partire dallo Spallanzani di Roma , con il coinvolgimento di Areus, dei servizi di prevenzione, del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Aeronautica militare con il suo nucleo di biocontenimento per i trasferimenti protetti. “La paura nasce quando non si conoscono i percorsi”, conclude Babudieri. “La formazione serve proprio a questo: dare sicurezza agli operatori e protezione ai pazienti”.