13 Aprile 2026
Erasmus+

EACEA, la falla nel portale dei finanziamenti, Gomes: “Organizzazioni penalizzate ingiustamente”

Un difetto strutturale nel sistema informatico dell’Unione Europea ha escluso dal programma Creative Europe organizzazioni che non hanno commesso alcuna irregolarità. Il caso emblematico è quello di Gerador, realtà portoghese del settore culturale, che si è vista respingere tre domande di finanziamento per aver – secondo l’Agenzia esecutiva per l’istruzione e la cultura (EACEA) – superato il limite massimo di tre candidature consentite per ogni organizzazione.

Il paradosso è che Gerador aveva partecipato soltanto a tre proposte progettuali. La quarta candidatura, quella incriminata, era stata presentata da terzi che avevano inserito il codice identificativo dell’organizzazione portoghese (PIC) senza alcuna autorizzazione né firma. Un abuso reso possibile da una vulnerabilità del Funding & Tenders Portal, la piattaforma europea attraverso cui transitano miliardi di euro in finanziamenti pubblici: il sistema consente infatti di aggiungere il PIC di qualsiasi organizzazione a una domanda di partecipazione, anche in assenza di conferma da parte dell’ente coinvolto.

La stessa EACEA ha ammesso l’esistenza di questa lacuna. Eppure, nonostante la palese anomalia, Gerador ha subito le conseguenze di un errore non suo, vedendosi sbarrare la strada a risorse destinate alla cultura e alla creatività europea.

La vicenda ha ora una cassa di risonanza politica. Il 25 marzo 2026, l’europarlamentare Isilda Gomes (gruppo S&D) ha depositato un’interrogazione scritta alla Commissione europea, chiedendo conto della falla sistemica e sollecitando interventi immediati su tre fronti: la consapevolezza istituzionale del problema, le misure correttive tecniche da adottare per garantire che nessun PIC possa essere utilizzato senza consenso elettronico esplicito, e il riesame urgente delle candidature delle organizzazioni penalizzate ingiustamente.

“Questo difetto di sicurezza significa che organizzazioni rispettabili possono essere ‘bloccate’ o penalizzate per azioni abusive compiute da altri”, si legge nel testo dell’interrogazione. Una denuncia che punta il dito non solo contro una lacuna tecnica, ma contro l’assenza di un meccanismo di verifica al momento della presentazione delle domande.

Il caso Gerador solleva interrogativi più ampi sull’affidabilità dell’infrastruttura digitale su cui si regge la gestione dei fondi europei. Se chiunque può inserire il codice identificativo di un’altra organizzazione senza che questa ne sia informata o debba confermare la propria partecipazione, il rischio di abusi – intenzionali o meno – è concreto e sistemico.

Ora la Commissione europea è chiamata a rispondere. Le organizzazioni culturali attendono non solo spiegazioni, ma soprattutto soluzioni.