13 Aprile 2026
Cultura

È morto Gino Paoli. Il grande cantautore si è spento a 91 anni

“Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”. Con queste poche parole, la famiglia Paoli ha comunicato la morte del cantautore. Nato a Monfalcone il 23 settembre 1934, con lui se ne va uno degli ultimi grandi della stagione d’oro della musica italiana. Non un cantante nel senso convenzionale del termine, Paoli era qualcosa di più difficile da catalogare: un poeta irregolare, un uomo scomodo, un artigiano delle emozioni che ha messo in musica la fragilità umana con una precisione chirurgica e una voce che non assomigliava a nessun’altra.

La Genova che ha cambiato la musica italiana.

Nato a Monfalcone, Paoli giunse alla musica dopo diverse esperienze come facchino, grafico e pittore. La sua formazione avvenne nei locali del capoluogo ligure, dove tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta firmò brani entrati immediatamente nella storia della musica italiana: La gatta, Senza fine e Il cielo in una stanza.

Insieme a figure come Luigi Tenco e Fabrizio De André, ha contribuito a rinnovare la canzone italiana, portandola verso una dimensione più autoriale e consapevole. La cosiddetta scuola genovese, del quale ha fatto parte Paoli, insieme a Tenco, Bindi, Lauzi e De André, fu un fenomeno culturale prima ancora che musicale: ragazzi che si nutrivano di Brassens e Brel, che frequentavano i caruggi e i club jazz, che portarono nella canzone italiana la densità letteraria della chanson francese.

“Sapore di sale” e l’Italia del boom.

Nel 1963 pubblicò Sapore di sale, con l’arrangiamento di Ennio Morricone e l’assolo di sax di Gato Barbieri, brano che divenne la colonna sonora di un’Italia in pieno boom economico. Era l’estate italiana per eccellenza, catturata in tre minuti con una semplicità apparente che nascondeva una scrittura di rara perfezione. Pochi versi, un’immagine, un odore: il mare, una donna e la consapevolezza che nulla dura.

Una vita segnata dalle ombre.

La biografia di Paoli è stata segnata da ombre profonde e traumi mai del tutto superati: dall’amicizia spezzata con Luigi Tenco al tentato suicidio dell’11 luglio 1963, in seguito al quale un proiettile rimase per sempre nel suo pericardio. A questi si aggiungono i lutti familiari più recenti, come la scomparsa del figlio Giovanni, giornalista, definita dall’artista come una ferita mai rimarginata.

La seconda giovinezza e gli ultimi anni.

Dopo una fase di crisi personale, Paoli conobbe una seconda giovinezza artistica negli anni Ottanta e Novanta, grazie a successi generazionali come Una lunga storia d’amore e Quattro amici. Parallelamente all’attività di cantautore, fu eletto deputato nelle file del PCI nel 1987. Negli ultimi anni si era dedicato con frequenza al jazz, spesso in formazioni ridotte voce e pianoforte, collaborando stabilmente con Danilo Rea.

Fino alla fine, Paoli era rimasto fedele a sé stesso: schivo, scomodo, allergico alle celebrazioni e alle corone d’alloro. In un’intervista degli ultimi anni aveva detto, con il suo solito disincanto: “Quello che accade non mi piace, lascio a voi sto mondo di m***a”. Una frase che avrebbe potuto essere un verso di una sua canzone.

foto Elena Torre licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic