13 Maggio 2026
Sport

È morto Alex Zanardi: l’Italia dice addio al suo supereroe

“È con profondo dolore che la famiglia comunica la scomparsa di Alessandro Zanardi, avvenuta improvvisamente nella serata di ieri, 1° maggio. Alex si è spento serenamente, circondato dall’affetto dei suoi cari”. Con queste parole sobrie, dignitose come lui avrebbe voluto, la moglie Daniela e il figlio Niccolò hanno annunciato al mondo la morte di uno degli sportivi più amati d’Italia. Zanardi aveva 59 anni e avrebbe compiuto i 60 il prossimo 23 ottobre.

L’Italia dello sport si è svegliata in lutto questa mattina. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso il suo dolore attraverso il Quirinale: “Avverto profondo dolore per la morte di Alex Zanardi, amato e ammirato anche per il coraggio, la resilienza e la capacità di trasmettere entusiasmo”. Non è mancato il cordoglio del mondo del calcio: l’Inter ha scritto: “Il club nerazzurro si stringe attorno alla famiglia di Zanardi in questo momento di dolore”.

Una data, quella del 1° maggio, che il destino sembra aver scelto con crudele precisione: è lo stesso giorno in cui, trentadue anni fa, se ne andava Ayrton Senna.

Bolognese, classe 1966, figlio di un idraulico e di una sarta, Alex Zanardi era arrivato alle corse attraverso il kart, regalato dal padre a 14 anni, per poi percorrere la trafila delle formule minori e approdare in Formula 1 nel 1991 con la Jordan. In Europa non riuscì mai a trovare la macchina giusta, ma fu negli Stati Uniti che divenne un idolo: con il team Ganassi nella serie CART, conquistò due titoli mondiali nel 1997 e nel 1998, lasciando il pubblico americano a bocca aperta con sorpassi mozzafiato.

Poi arrivò il 15 settembre 2001, al Lausitzring in Germania. Stava disputando una delle sue migliori gare di sempre: era partito dalla pit lane, aveva recuperato una posizione dopo l’altra e si trovava in testa. Dopo un pit stop rientrò in pista, ma un errore di acceleratore lo lasciò di traverso sulla carreggiata. Il canadese Alex Tagliani non riuscì a evitarlo: lo colpì di fianco e gli tagliò via il muso dell’auto. L’impatto avvenne a circa 320 km/h. La vettura di Zanardi fu spezzata a metà: perse immediatamente entrambe le gambe e quasi tutto il sangue che aveva in corpo. Ricevette anche l’estrema unzione. Eppure sopravvisse.

Quella sopravvivenza fu solo il preludio di una seconda vita ancora più straordinaria della prima. Zanardi si avvicinò alla handbike nel 2007: dopo sole quattro settimane di allenamento arrivò quarto alla maratona di New York nella sua categoria. Poi vennero le Paralimpiadi: quattro ori e due argenti tra i Giochi di Londra 2012 e quelli di Rio 2016, più dodici titoli mondiali. Un palmarès stratosferico, costruito con le braccia da chi aveva perso le gambe.

Il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza in handbike sulla Statale 146 a Pienza, in Toscana, Zanardi perse il controllo della sua handbike e si scontrò con un camion che arrivava dalla corsia opposta. L’impatto fu devastante. Seguirono mesi di interventi chirurgici, il coma, il trasferimento tra ospedali e centri di riabilitazione. A gennaio 2021 riacquistò la coscienza e a dicembre dello stesso anno rientrò a casa. Da quel momento, il silenzio. La famiglia scelse di proteggerlo dal mondo, custodendo gelosamente la sua privacy e le sue condizioni di salute.

Il sindaco di Noventa Padovana, Marcello Bano, comune che Zanardi aveva eletto a sua residenza, ha annunciato che il giorno dei funerali sarà lutto cittadino: “Alex Zanardi era un grande campione, ma soprattutto un grande uomo. Ha mostrato al mondo cosa significa non arrendersi, rispondere alle peggiori tragedie amando la vita ancora di più, con quell’incredibile sorriso che chiunque abbia visto, anche una sola volta, non potrà mai dimenticare”.