Duemila euro al mese in più per stare in periferia: il pannicello caldo della Giunta Todde.
Duemila euro al mese, per due anni, a chi accetta di fare il medico di medicina generale nelle zone dove nessuno vuole andare, le cosiddette sedi disagiate e disagiatissime. È questa la sostanza del nuovo accordo firmato dalla Regione Sardegna con i sindacati dei medicini di Medicina Generale. Un accordo che, dettaglio non secondario, è stato siglato lontano dagli occhi della stampa: la firma, infatti, era stata comunicata alle testate giornalistiche, ma l’accesso oggi è stato interdetto ai giornalisti. Blindatissimo, per usare un eufemismo gentile.
Il provvedimento punta a coprire circa un centinaio di sedi disagiate sparse nell’isola, quelle che restano vuote perché nessun medico si sogna di trasferirsi in un paese di trecento anime senza servizi, senza scuole, senza connessione decente. Problema antico, soluzione altrettanto antica: si paga di più chi accetta di andarci.
Qui, però, la storia si fa interessante. E un po’ grottesca.

Nella XVI Legislatura, quando il centrodestra guidava la Regione, l’allora opposizione di centrosinistra, quella che oggi siede comodamente sugli scranni del governo regionale, non perdeva occasione per impallinare ogni singolo giorno quella stessa politica degli incentivi. Troppo facile, si diceva. Troppo costosa. Incapace di risolvere la crisi strutturale della medicina territoriale. Una toppa, appunto, e non una soluzione.
Quello che non veniva detto, dall’allora centrosinistra, è che quella crisi aveva radici precise: il blocco dello scorrimento delle graduatorie durante il mandato Pigliaru aveva di fatto congelato l’immissione di nuovi medici nel sistema, creando il deserto assistenziale che oggi si cerca disperatamente di ripopolare a suon di incentivi economici per le sedi disagiate. Il centrosinistra, insomma, aveva concorso in modo determinante a costruire il problema che poi criticava agli altri di non saper risolvere.
Il cambio di passo promesso dalla Governatrice Todde per la sanità, lontano dai post istituzionali edulcorati, acritici e con “musiche di sottofondo da studio dentistico“, si rivela, ancora una volta, un cambio di toppa, piuttosto di un “cambio di passo”.
Ora, nella XVII Legislatura, con Alessandra Todde alla guida della Regione, la musica è cambiata, ma solo nell’esecutore, non nel pezzo. L’accordo appena firmato non solo replica la logica degli incentivi già sperimentata dal tanto criticato “governo delle rovine”, ma la raddoppia. Si offrono duemila euro mensili laddove il centrodestra aveva puntato su cifre inferiori. Lo stesso strumento che veniva definito inadeguato, oggi viene riproposto con più soldi.
In campagna elettorale, Todde aveva promesso qualcosa di diverso: programmazione, pianificazione, una visione di lungo periodo per la sanità sarda. L’impressione che si ricava anche da questa operazione, però, è che la programmazione sia ancora un cantiere aperto.
Il fatto che la firma sia avvenuta lontano da telecamere e taccuini non aiuta a fugare i dubbi. Se l’accordo fosse davvero il segnale di una svolta, di un nuovo corso, ci sarebbe tutto l’interesse politico a mostrarlo, a raccontarlo, a difenderlo pubblicamente. La riservatezza, invece, sa di consapevolezza: è difficile spiegare in conferenza stampa perché oggi si fa esattamente quello che ieri si attaccava mettendo, peraltro, più risorse.
Il cambio di passo, evidentemente, si conferma anche stavolta per quello che è: un cambio della toppa. Più cara, forse. Ma sempre toppa.
Insomma, si continua con la programmazione sui generis.
