5 Settembre 2026
Europa

DSA, una macchina per la censura a Bruxelles.

Dietro le sigle burocratiche e le cifre dei bilanci si nasconde, secondo due eurodeputate del fronte sovranista, il progetto di costruire a Bruxelles una struttura permanente di controllo e censura del web. Petra Steger, del gruppo Patrioti per l’Europa, e Mary Khan, del gruppo Europa delle Nazioni Sovrane, hanno depositato un’interrogazione scritta alla Commissione europea per fare luce sull’espansione del personale dedicato all’attuazione del Digital Services Act (DSA), la normativa europea che regolamenta le piattaforme digitali e i contenuti online.

I numeri sul tavolo.

Non è la prima volta che le due parlamentari sollevano la questione. Il 27 giugno 2025, in risposta a una precedente interrogazione depositata l’8 maggio dello stesso anno, la commissaria responsabile Henna Virkkunen aveva ammesso che il numero di dipendenti a tempo pieno impiegati nell’attuazione del DSA era destinato a salire a 202 unità entro la fine del 2025, per un costo complessivo stimato in 29,21 milioni di euro. Cifre che, a giudizio delle interroganti, giustificano una verifica puntuale.

“Quante persone sono state effettivamente assunte entro il 31 dicembre 2025 per lavorare sull’attuazione del DSA, e a quanto sono ammontati i costi del personale? Può la Commissione escludere in modo inequivocabile che l’attuazione progressiva del DSA non finisca per gonfiare strutturalmente gli organici nel lungo periodo, costruendo di fatto un apparato permanente e onnicomprensivo di censura e sorveglianza?”, chiedono le due esponenti del Parlamento europeo.

Il nodo politico: regolazione o controllo?

L’interrogazione riflette una frattura profonda nel dibattito europeo sul DSA. Per i suoi sostenitori si tratta di uno strumento necessario per responsabilizzare le grandi piattaforme digitali e contrastare disinformazione, contenuti illegali e manipolazione algoritmica. Per i suoi critici, invece, il rischio è quello di costruire una burocrazia permanente con ampi poteri di intervento sui contenuti online, sottratta a un controllo democratico adeguato e potenzialmente utilizzabile per silenziare voci scomode.

foto Tumisu from Pixabay.com