11 Agosto 2026
Europa

DSA e libertà di espressione politica: Bruxelles chiarisce il caso della frase “take back our country”.

La Commissione europea interviene per dissipare le polemiche nate attorno a un workshop riservato, organizzato a maggio nel quadro del Digital Services Act (DSA), dopo indiscrezioni secondo cui i partecipanti avrebbero discusso la possibilità di classificare l’espressione politica “we need to take back our country” come forma di hate speech. La frase, ampiamente utilizzata nel dibattito pubblico statunitense e internazionale, avrebbe suscitato interrogativi sul trattamento delle opinioni politiche da parte delle piattaforme.

Un folto gruppo di eurodeputati, in gran parte del gruppo dei PAtrioti per l’Europa, ha chiesto spiegazioni formali alla Commissione su come il DSA tuteli la libertà di espressione, compresi satira, humour e contenuti critici verso il potere, e su quale ruolo rivestano i cosiddetti “trusted flaggers” nel sistema di segnalazione e moderazione.

Bruxelles: “Mai ritenuta hate speech. Il DSA non definisce l’illegalità dei contenuti”.

Nella risposta firmata dalla vicepresidente esecutiva Virkkunen, la Commissione ha dichiarato che la frase non è mai stata considerata hate speech e ribadisce che il DSA non stabilisce alcuna definizione autonoma di contenuto illegale. “La valutazione dell’eventuale incitamento all’odio – ricorda Bruxelles – spetta esclusivamente alle autorità giudiziarie degli Stati membri sulla base della Decisione quadro 2008/913/JHA. La Commissione sottolinea inoltre come i meccanismi di moderazione previsti dal DSA debbano garantire un equilibrio rigoroso tra la rimozione dei contenuti effettivamente illegali e la tutela della libertà di espressione, che comprende anche opinioni politiche, satira e umorismo”.

Trusted flaggers: competenze specialistiche, ma la decisione resta ai provider.

Nel suo chiarimento, la Commissione ricorda che i trusted flaggers sono enti certificati a livello nazionale dotati di un’expertise specifica nell’identificazione dei contenuti illegali. Il DSA impone ai provider l’obbligo di trattare con priorità le loro segnalazioni, ma non li obbliga ad accoglierle automaticamente. La responsabilità finale sulla rimozione o sul mantenimento di un contenuto resta in capo alle piattaforme e, in caso di controversia, ai tribunali.

“Milioni di contenuti ripristinati”: il DSA come garanzia per la libertà di espressione.

La Commissione evidenzia come i meccanismi di ricorso e trasparenza introdotti dal DSA stiano già mostrando effetti concreti, con milioni di contenuti rimossi per errore e successivamente ripristinati grazie alle nuove procedure. Gli utenti dispongono oggi di strumenti più chiari per contestare le decisioni di moderazione e far valere il proprio diritto alla libertà di espressione.

Secondo Bruxelles, il DSA contribuisce “a un ambiente online più equo, libero e sicuro”, nel quale la moderazione dei contenuti deve sempre convivere con la piena tutela delle opinioni politiche lecite.

foto Benoit Bourgeois Copyright: © European Union 2014 – EP