20 Maggio 2026
Europa

Droni per l’Ucraina: Bruxelles cerca i soci fondatori per la sua nuova alleanza bellica

La Commissione europea ha pubblicato un invito a presentare manifestazioni di interesse per entrare a far parte dei membri fondatori dell’Alleanza UE-Ucraina per i droni. L’iniziativa, annunciata dalla presidente Ursula von der Leyen nel discorso sullo stato dell’Unione 2025, punta a costruire una capacità europea nel settore dei droni militari e dei sistemi antidrone, in stretto coordinamento con Kiev. Le candidature sono aperte fino al 25 maggio 2026.

Insomma, un’altra tappa di un percorso ormai consolidato: l’Unione europea che si trasforma, pezzo dopo pezzo, in un attore militare-industriale, con l’Ucraina come laboratorio privilegiato e le aziende della difesa come principali beneficiarie.

Di cosa si tratta?

L’Alleanza si presenta come un’iniziativa “guidata dall’industria” formula che, tradotta, significa che a definirne attività e priorità saranno i produttori di sistemi d’arma, le startup del settore e gli utilizzatori finali provenienti da Ue, paesi EEA-EFTA e Ucraina. I membri fondatori selezionati formeranno il primo Consiglio dell’Alleanza e avranno voce in capitolo sulle sue scelte strategiche. Il lancio ufficiale è atteso nei prossimi mesi.

La Commissione giustifica l’iniziativa citando “le recenti e ripetute violazioni dello spazio aereo di Stati membri dell’Ue”, che avrebbero dimostrato “l’urgenza di creare una capacità europea flessibile e all’avanguardia” in questo settore. Il riferimento è alla tabella di marcia sulla prontezza alla difesa per il 2030 e al piano d’azione sui droni e sistemi antidrone già adottato da Bruxelles.

L’Ue che non vediamo.

C’è però un’altra Ue, quella che fatica a emergere dalle agende di Bruxelles. Quella dei 43mila morti premature l’anno per inquinamento atmosferico in Italia, come certifica l’Agenzia Europea dell’Ambiente. Quella dei giovani che non trovano lavoro, delle famiglie che non arrivano a fine mese, delle infrastrutture che cadono a pezzi, dei servizi sanitari che si sgretolano sotto i tagli imposti dai parametri di bilancio.

Quella Ue, evidentemente, può aspettare. Le candidature per l’Alleanza sui droni, invece, chiudono il 25 maggio , e la fretta è comprensibile: c’è un ecosistema industriale da costruire, e i contratti non si firmano da soli.

Il modello ucraino come ispirazione.

Nella descrizione ufficiale dell’iniziativa, la Commissione scrive che “una più forte capacità europea nel settore dei droni dovrebbe basarsi sulle lezioni apprese dall’Ucraina”. Un Paese in guerra, dunque, come modello di riferimento per lo sviluppo industriale europeo. Non la pace, non la riconversione, non la sostenibilità: la guerra, con la sua capacità di accelerare la produzione di armamenti e abbattere le resistenze politiche.

Il messaggio implicito è inequivocabile: l’Europa del futuro si costruisce intorno alla difesa. Tutto il resto , coesione sociale, transizione ecologica, diritti dei lavoratori , non è più una priorità.

Chi può candidarsi?

L’idea che si tratti dell’ennesima call cucita su qualcuno è un dubbio che si fa sentire. Potranno presentare domanda solo le persone giuridiche con “comprovata esperienza nell’ecosistema dei droni per la difesa” nell’Ue o in Ucraina, e con un impegno alla partecipazione attiva all’Alleanza.

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