Drone russo sulla Romania, l’Ue si indigna. Ma sui miliardi a Kiev le domande restano senza risposta
Nella notte tra il 28 e il 29 maggio un drone russo ha colpito un edificio residenziale a Galați, città romena sul Danubio a pochi chilometri dal confine ucraino. Il ministero degli Esteri della Romania ha convocato l’ambasciatore russo dopo il drone caduto su un condominio, causando il ferimento di due persone. La ministra degli Esteri rumena Oana Toiu ha dichiarato di aver “ricevuto conferma dal ministero della Difesa Nazionale che il drone precipitato su un edificio residenziale a Galati era di origine russa”.
La reazione dell’Europa è stata immediata e corale. Ursula von der Leyen ha scritto che “la guerra di aggressione della Russia ha superato un altro limite”, aggiungendo piena solidarietà alla Romania. Kaja Kallas ha parlato di “palese e grave violazione della sovranità romena e dello spazio aereo europeo”, mentre la Nato ha condannato Mosca per il gesto “irresponsabile”. Giorgia Meloni ha parlato di “atto gravissimo” e di “guerra di aggressione che non risparmia nessuno”.
Tutto giusto. Tutto comprensibile. E tutto, anche, straordinariamente selettivo.
Il conto di quattro anni.
Perché mentre l’Europa si indigna , legittimamente , per un drone su Galați, è assai più silenziosa quando si tratta di rendicontare che fine fanno i miliardi che da oltre quattro anni vengono versati in Ucraina, piuttosto che puntare ala diplomazia.
I numeri sono imponenti. Tra il 2022 e il 2025 l’Ue ha mobilitato oltre 200 miliardi di euro per rispondere alle esigenze urgenti dell’Ucraina nel settore militare e della difesa. Cifre non da poco, pensando che il bilancio dell’Ue per il periodo 21-27 è pari a circa 1078 miliardi di euro…
Non basta: il 23 aprile 2026 il Consiglio – dopo che l’Ue è riuscita a sbarazzarsi di Viktor Orbàn in Ungheria – ha convenuto di fornire all’Ucraina un prestito di 90 miliardi di euro per sostenere le esigenze di bilancio e di difesa più urgenti del Paese nel 2026 e nel 2027, di cui un importo indicativo di 60 miliardi di euro sarà utilizzato per sostenere la capacità dell’Ucraina di investire nel settore della difesa.
Scandali, armi disperse e controlli opachi.
La domanda che l’Europa preferisce non fare ad alta voce è: dove vanno questi soldi? E dove vanno le armi?
La risposta è scomoda. Nel 2024 il Servizio di Sicurezza Ucraino ha scoperto 40 milioni di dollari destinati alle munizioni finiti nelle tasche sbagliate. Nel 2025, oltre 100 milioni sono evaporati nel settore energetico. Sul fronte delle armi, dal 2014 l’Ucraina vanta uno dei mercati neri di armi più fiorenti d’Europa, e a Kharkiv i casi di traffico illegale sono aumentati del 33% nel 2025. Senza contare il coinvolgimento di Kiev in alcuni Stati Africani come il Mali.
Non si tratta di propaganda russa: sono dati che circolano nelle cancellerie europee e nelle relazioni degli organismi internazionali.
Il bipolarismo europeo: indignarsi è facile, rendicontare è difficile.
Qui sta il vero problema politico che nessuno in Europa vuole affrontare apertamente dal 2022. L’Ue ha costruito in questi anni una narrativa binaria e rassicurante: da un lato la Russia aggressore, dall’altro l’Ucraina vittima da difendere a qualsiasi costo e senza troppe domande. Chiunque sollevi dubbi sulla trasparenza degli aiuti, sulla governance di Kiev, sulla tracciabilità delle armi, viene immediatamente catalogato come fiancheggiatore di Putin.
È un meccanismo che ha un nome preciso: bipolarismo politico. E ha un effetto preciso: impedire il dibattito serio.
Eppure la questione della governance ucraina esiste e non può essere liquidata con un tweet di solidarietà. La corruzione in Ucraina presenta un paradosso: migliorano gli indici internazionali formali, ma continuano a emergere scandali nel settore militare ed energetico. Il Parlamento europeo stesso, in più occasioni, ha sollecitato meccanismi di controllo più stringenti come condizione per l’erogazione dei fondi , con risultati che restano parziali.
La solidarietà non basta.
Nessuno mette in discussione la gravità di un drone russo su un palazzo in Romania. È un atto che va condannato senza attenuanti, e che dimostra , semmai ce ne fosse ancora bisogno , la spregiudicatezza con cui si sta conducendo questa guerra da entrambe le parti.
Ma la solidarietà con Bucarest sarà credibile solo se accompagnata da risposte serie alle domande che l’Europa evita: chi controlla come vengono spesi i miliardi versati a Kiev? Chi verifica dove vanno le armi dopo che attraversano il confine? Chi risponde degli scandali che si accumulano, silenziosi, mentre i comunicati ufficiali parlano di trasparenza e Wtato di diritto?
Indignarsi per un drone è facile. Rendicontare miliardi di euro dei contribuenti europei e salvare vite è un’altra storia.
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