Drone esploso nel porto di Costanza, Nicosur Dan: “Era ucraino”
Un drone marittimo esploso nel porto civile di Costanza, sul Mar Nero, apparteneva all’Ucraina. Lo ha ammesso lo stesso presidente romeno Nicusor Dan al termine di una riunione operativa svoltasi nella città portuale, convocata per analizzare l’accaduto e rafforzare le misure di sicurezza lungo la costa romena.
“È ora chiaro che si trattava di un drone ucraino, parte di un gruppo di quattro droni carichi di esplosivo che avevano perso il controllo”, ha dichiarato Dan ai giornalisti.
Il presidente non ha saputo spiegare come un’imbarcazione senza pilota abbia potuto penetrare indisturbata all’interno del porto. “È passato inosservato perché si tratta di una tecnologia nuova, sviluppata nel contesto del conflitto in Ucraina e ancora in fase di adozione da parte della Romania”, ha aggiunto.
Ciò che rende la vicenda particolarmente significativa non è solo la dinamica dell’incidente, ma la reazione immediata di parte della stampa europea. Allo scoppio, avvenuto il 5 giugno, diverse testate avevano inquadrato l’episodio , con titoli e toni allarmistici , come un possibile attacco russo (l’ennesimo ipotizzato) contro il territorio di un Paese membro della NATO, alimentando tensioni e speculazioni prima ancora che le autorità competenti si esprimessero nel merito.
Solo nelle ore successive il Ministero della Difesa romeno aveva chiarito che quattro droni militari ucraini avevano perso il controllo: uno era esploso nel porto di Costanza, un secondo in mare aperto nelle immediate vicinanze, mentre gli altri due avevano detonato a circa 145 chilometri a est della città. Nessuna vittima è stata registrata.
Un copione già visto , quello dell’attribuzione affrettata , che ripropone interrogativi scomodi sul rigore con cui una parte del giornalismo occidentale gestisce il cosiddetto newsmaking process e sulla correttezza della NATO e della stessa Commissione europea.
foto CE – Service audiovisuel Photographer : Dati Bendo Copyright European Union , 2025
