13 Maggio 2026
Europa

Dossier Epstein e minacce ibride russe: il Parlamento Europeo chiede un’indagine coordinata

I file Epstein non sono solo uno scandalo americano. È questa la premessa dell’interrogazione presentata dall’europarlamentare polacco Krzysztof Brejza (PPE), che porta la vicenda fuori dai confini del caso giudiziario statunitense per collocarla dentro una cornice geopolitica ben più inquietante: quella delle minacce ibride russe alle istituzioni democratiche europee.

Il punto di partenza sono i documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia americano, che rivelano un coinvolgimento significativo di cittadini dell’Unione Europea nella rete di Jeffrey Epstein. Ma ciò che preoccupa Brejza – e con lui diversi ambienti della sicurezza europea – non è soltanto la dimensione criminale della vicenda. È l’ipotesi, suffragata da alcune delle evidenze emerse, che Epstein abbia potuto operare come “gestore patrimoniale” per interessi legati al Cremlino, trasformando una rete di corruzione e abusi sessuali in uno strumento di ricatto e compromissione delle élite occidentali.

Da scandalo criminale a questione geopolitica.

La lettura proposta da Brejza è quella di uno spostamento di paradigma: i file Epstein non raccontano più soltanto una storia di abusi e coperture, ma disegnano i contorni di una possibile operazione di influenza straniera con ramificazioni profonde nei gangli istituzionali europei. Un’operazione in cui la vulnerabilità delle élite, politici, funzionari e uomini d’affari, diventa vettore di penetrazione per interessi ostili.

Non a caso, Paesi come la Polonia hanno già costituito gruppi analitici specializzati per valutare l’impatto dello scandalo sulla sicurezza nazionale e identificare eventuali piste interne. Un precedente che Brejza vorrebbe replicare su scala europea, chiedendo alla Commissione di istituire un organismo centralizzato di coordinamento a livello UE.

La risposta della Commissione: gli strumenti ci sono, ma l’iniziativa resta agli Stati

La risposta, firmata dal Commissario Brunner è quella di un’istituzione che ribadisce i propri limiti di competenza pur rivendicando la solidità del quadro operativo esistente.

“Nessun gruppo centralizzato di analisi sui file Epstein verrà istituito a livello europeo – si legge nella risposta dell’esponente dell’Esecutivo europeo. “La Commissione ricorda che le indagini penali restano competenza esclusiva delle autorità nazionali. Sul piano operativo, tuttavia, esistono strumenti potenzialmente rilevanti: l?Europol, che garantisce lo scambio rapido di intelligence criminale e supporto analitico avanzato per identificare connessioni tra sospettati, flussi finanziari e reti criminali transnazionali; la piattaforma EMPACT, che consente agli Stati membri di coordinare le indagini su minacce alla sicurezza UE, trasformando casi nazionali separati in una risposta condivisa a livello europeo”.

Sul fronte delle vittime, la Commissione ha poi richiamato la Direttiva sui Diritti delle Vittime, recentemente rivista in via provvisoria per rafforzare ulteriormente l’accesso alla giustizia, al supporto e alla protezione.

Il gap tra la domanda politica e la risposta istituzionale

Ciò che colpisce, leggendo in parallelo l’interrogazione e la risposta, è la distanza tra i due piani del discorso. Brejza pone una questione di sicurezza nazionale e di integrità istituzionale in chiave geopolitica. La Commissione risponde sul piano degli strumenti anticrime e della tutela delle vittime, senza mai affrontare direttamente il tema delle piste russe né la possibilità che lo scandalo Epstein abbia dimensioni di intelligence rilevanti per l’Unione.

Un silenzio che, in un momento storico in cui l’Europa si dice in stato di allerta permanente contro le interferenze ibride di Mosca, rischia di sembrare più imbarazzante di qualsiasi risposta.

foto Devillers Arnaud Copyright: © European Union 2014 EP