Doppio standard sullo Stato di diritto? Bruxelles respinge le accuse di trattamento selettivo.
L’Unione europea applica due pesi e due misure quando si tratta di Stato di diritto? È questo il dubbio sollevato in un’interrogazione presentata da Afroditi Latinopoulou (PfE), che ha chiesto conto alla Commissione europea dell’apparente disparità di trattamento tra Stati membri, in particolare tra i Paesi dell’Est, come Ungheria e Polonia, e quelli dell’Europa occidentale.
Nella sua richiesta scritta, l’eurodeputata ha accusato Bruxelles di tollerare violazioni dello Stato di diritto in alcuni governi occidentali, pur mantenendo una linea dura e sanzionatoria nei confronti di Budapest e Varsavia. Una prassi che, se confermata, metterebbe in discussione l’imparzialità della Commissione e la sua credibilità come garante dei Trattati.
Un provvedimento, in sintesi, per fare il punto sui criteri oggettivi sui quali si basa il cosiddetto “meccanismo di consizionalità dello Stato di diritto” mai, di fatto, applicato (come promesso) verso i Paesi Ue non in linea con i trattati europei.
Nella risposta ufficiale, firmata dal commissario Michael McGrath, l’Esecutivo europeo ha negato qualsiasi disparità di trattamento, ribadendo che “la promozione e la difesa dello Stato di diritto si basano sull’uguaglianza tra Stati membri, sul pieno rispetto del diritto UE e su un processo ancorato al dialogo e alla comprensione reciproca”.
La Commissione sottolinea che gli strumenti a disposizione, come il Rapporto annuale sullo Stato di diritto, l’articolo 7 del Trattato UE, le procedure di infrazione e il meccanismo di condizionalità sui fondi europei, sono applicati “con le stesse regole e principi” per tutti i Paesi.
In particolare, il meccanismo di condizionalità, previsto da un regolamento adottato dal Parlamento e dal Consiglio e confermato dalla Corte di Giustizia UE, viene attivato solo se le violazioni dello Stato di diritto compromettono la gestione del bilancio europeo. “La Commissione, precisa McGrath, effettua le proprie valutazioni in maniera “obiettiva, imparziale e equa”, mentre è il Consiglio a prendere la decisione finale. Anche la Corte dei Conti europea — si legge nella nota — ha confermato che le misure adottate finora sono state coerenti con il quadro normativo“.
