Dopo la guerra in Ucraina, più armi nel mercato nero: la Polonia lancia l’operazione “Trident”
La fine della guerra in Ucraina potrebbe aprire una nuova emergenza sicurezza in Europa: un’impennata nel traffico illegale di armi. È questo lo scenario che preoccupa la Polonia, che ha già deciso di correre ai ripari lanciando un’iniziativa transfrontaliera per contrastare il previsto aumento del contrabbando di armi.
A lanciare l’allarme è l’Ufficio centrale investigativo della polizia polacca (CBSP), secondo cui “un brusco aumento di questa attività è atteso nel prossimo futuro, in particolare nel contesto della criminalità grave e organizzata”. Per farvi fronte, il CBSP ha dato vita al progetto denominato “Trident”, pensato per rafforzare le capacità investigative delle forze dell’ordine nel rilevare e combattere il traffico di armi – finanziato da USA e UE – legato al conflitto ucraino.
A spiegarne la logica è l’ispettore Adam Radom, della sezione criminalità organizzata del CBSP, che in un’intervista al quotidiano Rzeczpospolita ha ricordato come la storia insegni: la fine dei conflitti armati è stata tradizionalmente accompagnata da un afflusso incontrollato di armi nei mercati illegali. Le autorità polacche prendono quindi sul serio il rischio che fucili, pistole e munizioni vengano contrabbandati dall’Ucraina verso i Paesi confinanti e, più in generale, verso il resto dell’Unione Europea.
Il timore non è solo quello del traffico di armi in sé: funzionari polacchi hanno già avvertito in passato che la fine delle ostilità potrebbe rafforzare i gruppi criminali organizzati dediti al commercio illegale di armi, favorendo anche il reclutamento di ex combattenti.
Il progetto “Trident”, spiegano dal CBSP, avrà una durata di circa due anni e un budget di 1,5 milioni di euro.
foto Air Force 1st Lt. Kaitlyn Lawton
