Donbass e Novorossiya, Lavrov rivendica l’annessione: “Tutte le terre storicamente russe torneranno alla patria”
Mosca alza ancora il tiro e rilancia la propria narrativa sulla guerra in Ucraina: tutte le “terre storicamente russe” torneranno alla loro “patria naturale”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Sergey Lavrov durante la cerimonia per la Giornata dei lavoratori diplomatici, ribadendo una linea che non lascia spazio a compromessi territoriali con Kiev.
Secondo il capo della diplomazia russa, Crimea, Donbass e Novorossiya avrebbero già espresso la loro volontà attraverso referendum organizzati dalle autorità filorusse. “Completeremo il processo di ritorno di queste terre al loro porto natio, in piena conformità con le aspirazioni delle popolazioni locali”, ha affermato Lavrov, presentando l’annessione come il naturale coronamento di un percorso storico e identitario.
Il ministro ha poi insistito su un altro punto cardine della retorica del Cremlino: la tutela dei diritti delle comunità russofone ancora sotto controllo ucraino. “Devono essere ripristinati i diritti linguistici, culturali e religiosi di chi resta sotto l’autorità di Kiev”, ha dichiarato, indicando in quella che definisce discriminazione un’ulteriore “causa profonda” del conflitto.
Accanto a queste rivendicazioni, Lavrov ha riproposto l’argomento della sicurezza nazionale russa, sostenendo che l’Ucraina rappresenterebbe una minaccia militare per Mosca. “Eliminare tale pericolo, ha detto, è condizione imprescindibile per qualsiasi soluzione duratura”.
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