5 Settembre 2026
Politica

Domus de Janas e fesserie. Dall’Esecutivo regionale tanta retorica e poche risposte per i giovani sardi

A un anno dal riconoscimento UNESCO del sito seriale “Domus de Janas”, la Giunta regionale, anche oggi, non ha mancato l’occasione di celebrare sé stessa. Nel corso della “passerella d’ordinanza” a Sassari, infatti, sia la presidente Alessandra Todde che l’assessora alla Pubblica Istruzione e Beni Culturali Ilaria Portas hanno sostenuto la bontà delle iniziative regionali per creare “una nuova economia per le giovani e i giovani sardi”.

Le parole di sempre.

“Siamo custodi di una eredità straordinaria che abbiamo il dovere di conservare, valorizzare e trasmettere alle generazioni future”, ha chiosato la presidente Todde. Frasi che suonano bene in conferenza stampa, meno bene quando si va a verificare cosa concretamente la Regione ha messo in campo per tradurre quella “eredità” in opportunità reali per chi, oggi, dovrebbe essere il destinatario naturale di questo patrimonio: i giovani sardi.

Perché il copione è sempre lo stesso. Si celebra un anniversario, si citano i milioni stanziati , 15 destinati subito ai Comuni, altri 18,5 aggiunti in variazione di bilancio, per un totale che supera i 34 milioni , e si chiude il cerchio con la frase ad effetto sull'”educazione e cultura che creano nuova economia per le giovani e i giovani sardi”, come ripetuto puntualmente dall’assessora Portas. Belle parole. Ma le parole, da sole, non aprono impresa culturale a chi non ha già le spalle coperte.

Il vero banco di prova: il progetto Scenari.

Se davvero si volesse misurare la distanza tra la narrazione istituzionale e la realtà, basterebbe guardare a Scenari, il progetto regionale che avrebbe dovuto rappresentare lo strumento concreto di sostegno ai giovani imprenditori della cultura. E qui la retorica dell’inclusione si scontra bruscamente con i requisiti di accesso: partecipare è possibile solo per chi dispone già di risorse proprie, oppure per chi è in grado di ottenere una fideiussione bancaria o assicurativa , che, per un ventenne o un trentenne che vuole aprire un’attività culturale partendo da zero, equivale esattamente alla stessa cosa: un muro.

Il paradosso è evidente e, a conti fatti, imbarazzante: si continua a parlare di inclusione dal microfono, davanti a una platea acritica e rassicurante, mentre nei bandi , pochi, in due anni e mezzo di governo , le procedure selezionano proprio chi non ha bisogno di essere incluso, perché le risorse le ha già. Chi non le ha, semplicemente, resta fuori. Altro che “riequilibrio territoriale” e lotta allo spopolamento delle aree interne, altro slogan sfoggiato oggi da Todde: se l’accesso agli strumenti di sviluppo culturale resta legato alla garanzia patrimoniale, sono proprio le aree interne e i loro giovani a restare, ancora una volta, esclusi.

Celebrare non basta.

Nessuno mette in discussione il valore del riconoscimento UNESCO, frutto , come ha giustamente ricordato la stessa Todde , del lavoro di anni di ricercatori, delle Soprintendenze e dei Comuni. È un patrimonio che appartiene alla Sardegna intera e che merita di essere raccontato al mondo, dall’Expo di Osaka al Salone del Libro di Torino.

Ma un conto è il merito scientifico e culturale del sito, un altro è la capacità politica di trasformarlo in leva reale per le nuove generazioni. E su questo secondo punto, le chiacchiere si fermano al momento della lettura dei bandi sulle cosiddette “opportunità della regione”.

foto Sardegnagol, riproduzione riservata