Disoccupazione Ocse ai minimi storici
Quattro anni consecutivi ai minimi storici. Il mercato del lavoro dei Paesi Ocse continua a tenere, e i dati di marzo 2026 confermano un quadro complessivamente solido: il tasso di disoccupazione nell’area si è attestato ancora al 5%, invariato rispetto al mese precedente.
A fare da cornice a questa stabilità, un dato concreto: il numero assoluto di persone senza lavoro nei Paesi dell’organizzazione è sceso di oltre 400mila unità rispetto a febbraio, portandosi a 35 milioni di disoccupati totali. Un miglioramento che, in valore assoluto, non è trascurabile.
Chi migliora, chi arranca.
Su 32 Paesi monitorati, la situazione è rimasta sostanzialmente invariata in 22, è migliorata in 8 ed è peggiorata solo in Grecia e Svezia. Agli estremi della classifica, Israele, Giappone, Corea e Messico continuano a registrare tassi inferiori al 3%, mentre Finlandia e Spagna restano sopra la doppia cifra.
In Europa il quadro è stabile: la disoccupazione nell’Unione Europea si conferma al 6%, quella della zona euro al 6,2% , entrambe ai rispettivi minimi storici. Su 16 Paesi europei dell’Ocse, 14 hanno mantenuto il dato invariato, 6 lo hanno migliorato. Solo Grecia e Svezia vanno controcorrente, con aumenti trainati in particolare dalla componente maschile giovanile.
L’Italia al minimo record.
Nel panorama europeo, spicca il risultato dell’Italia. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,2%, eguagliando il minimo storico già toccato a gennaio 2026. Un traguardo che, per un Paese storicamente abituato a convivere con una disoccupazione strutturalmente più elevata rispetto alla media europea, ha un peso simbolico oltre che statistico.
La Danimarca registra invece il calo congiunturale più marcato dell’area, con una riduzione di 0,7 punti percentuali in un solo mese.
Una delle note più incoraggianti del rapporto riguarda la disoccupazione giovanile , fascia 15-24 anni , scesa all’11,2%, in calo di 0,3 punti rispetto a febbraio. Il miglioramento è stato trainato soprattutto dai Paesi del G7, dove il dato è arrivato al 10%, grazie in particolare alle flessioni registrate in Canada e negli Stati Uniti.
Restano tuttavia divari generazionali profondi e difficili da ignorare. In Cile, Estonia, Spagna e Svezia il gap tra la disoccupazione under 25 e quella degli over 25 supera ancora i 15 punti percentuali , un divario che nessuna statistica aggregata riesce a far sparire.
Sul fronte della parità di genere, i dati restano sostanzialmente stabili: la disoccupazione femminile si attesta al 5,2%, quella maschile al 4,8%. Un differenziale contenuto, ma persistente.
Guardando ai prossimi mesi, le prime stime di aprile segnalano qualche segnale da monitorare: in Canada la disoccupazione è salita al 6,9%, mentre negli Stati Uniti il dato si mantiene stabile al 4,3%. Nulla di allarmante, per ora. Ma in un contesto globale ancora segnato da incertezze geopolitiche e commerciali, anche i mercati del lavoro che oggi brillano sanno di non potersi permettere di abbassare la guardia.
