Discount, l’indagine di Altroconsumo: “Si può risparmiare fino a 3.790 euro all’anno”
Scegliere con attenzione insegna e punto vendita può fare una differenza enorme sul bilancio familiare. È quanto emerge da un’indagine condotta in 67 città italiane, che ha messo a confronto 1,5 milioni di prezzi rilevati in 1.158 tra supermercati, ipermercati e discount, con il contributo dell’esperto Matteo Marano.
Il risparmio possibile: fino a 3.790 euro l’anno.
Secondo le stime, una famiglia di quattro persone spende in media 9.450 euro l’anno per la spesa alimentare. Scegliendo i prodotti più convenienti nella catena più economica dell’indagine ,il discount Eurospin , è possibile arrivare a risparmiare fino a 3.790 euro, pari al 40% della spesa complessiva.
Anche chi preferisce fare acquisti nei supermercati tradizionali con prodotti di marca può ottenere risparmi significativi semplicemente scegliendo il punto vendita più conveniente della propria città al posto di quello più caro: a Milano, capoluogo con la maggiore concorrenza tra insegne rilevata dall’indagine, il risparmio può arrivare fino a 1.390 euro l’anno.
Una cifra tutt’altro che trascurabile, in un contesto in cui i prezzi restano comunque elevati, pur crescendo più lentamente rispetto al passato: +1% nel periodo febbraio-marzo 2026 nei punti vendita monitorati, contro il +2% registrato nel 2025. Resta tuttavia il ricordo di anni di forte inflazione , nel 2023 l’aumento aveva toccato il 12% , e pesa ora anche l’incognita legata alla guerra in Iran, con i rincari di petrolio ed energia che potrebbero ancora ripercuotersi sui prezzi della spesa.
Le insegne più convenienti per tipo di acquisto.
Per i prodotti più economici presenti sullo scaffale vince ancora una volta Eurospin, che si conferma la catena più conveniente in assoluto, con i discount che dominano le prime posizioni della classifica migliorando ulteriormente rispetto al 2025. Tra le insegne tradizionali, la migliore risulta Ipercoop, comunque il 17% più cara rispetto al discount capofila, mentre in fondo alla classifica si posiziona Carrefour Market, il 35% più cara.
Per quanto riguarda i prodotti a marchio del supermercato, il primato va a Spazio Conad, che permette di risparmiare fino al 19% rispetto a Eurospar, fanalino di coda della categoria. Da segnalare il netto miglioramento di Esselunga, passata dalle posizioni più costose dello scorso anno ai vertici della classifica, mentre Carrefour, prima nel 2025, scende quest’anno al secondo posto.
Sul fronte della spesa mista, comprendente tutte le tipologie di prodotto, tra i discount vincono Eurospin e In’s, che permettono di risparmiare fino al 16% rispetto a Todis, il più caro della categoria. Tra i supermercati tradizionali si impone invece Dok, new entry della classifica di quest’anno, con un risparmio del 10% rispetto a Carrefour Market, ultima in graduatoria.
Per i prodotti di marca, dove le differenze di prezzo tra le insegne tendono ad appiattirsi, la classifica premia quest’anno Ipercoop e Spazio Conad, seguite sul podio da Famila ed Esselunga, con un risparmio limitato al 7% rispetto a Carrefour Market, ancora la più cara.
Le città e le regioni più economiche.
Considerando la spesa media complessiva, la Toscana si conferma la regione più conveniente in assoluto, con Pistoia, Lucca, Firenze e Prato che si aggirano attorno ai 6.900 euro annui a famiglia, seguite dalla lombarda Mantova. In fondo alla classifica, con una spesa media di circa 7.700 euro, si trovano invece Genova, Sassari, Aosta e Teramo.
Sul fronte della concorrenza tra punti vendita all’interno della stessa città, Milano resta la piazza dove conviene di più scegliere bene il negozio, con un risparmio potenziale del 18% (fino a 1.390 euro l’anno), seguita da Bologna, Treviso, Reggio Emilia e Venezia, tutte sopra i 1.100 euro. Al Sud, invece, le differenze tra negozi si riducono drasticamente, scendendo in alcuni casi sotto i 50 euro, in particolare a Potenza, Reggio Calabria, Cosenza, Caserta e Catanzaro.
Il peso della spesa sul reddito familiare.
A livello regionale, Veneto e Trentino-Alto Adige risultano le aree più economiche, con una spesa media di circa 7mila euro l’anno a famiglia, contro i circa 7.900 euro di Valle d’Aosta e Lazio, le regioni più care, dove si spende il 13% in più.
Ancora più significativo il dato sull’incidenza della spesa sul reddito familiare: in Calabria e Campania la spesa al supermercato assorbe fino al 19% del bilancio familiare, seguite da Sicilia, Molise e Puglia al 18% e dalla Basilicata al 17%, regioni caratterizzate da redditi medi più bassi, tra i 38mila e i 41mila euro annui.
All’opposto, in Trentino-Alto Adige, grazie a redditi più elevati (tra 56mila e 67mila euro) e prezzi più contenuti, la stessa spesa pesa solo per il 10% sul bilancio familiare, seguita da Lombardia (11%) e da Veneto ed Emilia Romagna (12%). Una differenza di 9 punti percentuali tra l’incidenza minima e quella massima, che si traduce in un peso della spesa alimentare sul reddito familiare superiore del 90% nelle regioni meridionali rispetto al Trentino-Alto Adige.
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