Disagio giovanile: tra le “alzate d’ingegno” della Garante e il silenzio sulle vere responsabilità.
Ancora una volta, la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu, si prodiga in analisi e proposte “multi-livello” per affrontare il disagio giovanile. “Sicurezza, rigenerazione sociale, prevenzione sanitaria, supporto genitoriale”. Una formula apparentemente complessa, ma che suona più come un esercizio retorico che come una reale presa di posizione contro le cause strutturali del problema.
Puligheddu parla di “mancanza di sinergia” tra gli attori istituzionali nel contrasto alla violenza giovanile, come se il nodo fosse solo tecnico o organizzativo. Eppure, basterebbe che la Garante alzasse lo sguardo di pochi metri — visto che il suo ufficio si trova dentro lo stesso Consiglio regionale — per accorgersi che le vere disfunzioni partono proprio da lì: da un’istituzione che da anni disperde risorse pubbliche tra amici, consulenti e lobbysti, mentre sulle politiche giovanili si registra il deserto più assoluto.
Da legislature manca una sola legge organica che si occupi seriamente di giovani, formazione e disagio sociale. E in questo vuoto normativo, le “alzate di ingegno” della Garante diventano poco più che comunicati stampa a effetto, buoni per riempire la chat dell’ufficio stampa del Consiglio regionale della Sardegna, piuttosto che entrare sostanzialmente nel merito del tema.
Si parla di sinergia, ma senza risorse, senza leggi, senza processi e senza visione: una parola svuotata, che diventa paravento dell’inazione. Mentre gli uffici regionali si perdono tra gare d’appalto e conferenze stampa, i neuropsichiatri infantili scarseggiano, i servizi di ascolto restano numericamente irrilevanti, e i giovani continuano a trovarsi soli davanti al disagio, alla depressione, alla violenza e all’abbandono.
Dunque, di quale sinergia parla la Garante? Forse di quella, tutta interna ai palazzi regionali, che riesce a far convivere il nulla legislativo con il massimo della retorica?
Perchè non partire proprio dalla stigmatizzazione di questo nulla normativo e questa povertà intellettuale che tanto si respira in via Roma?
