14 Settembre 2026
Politica

Disagio giovanile in aumento, ma le politiche restano calate dall’alto: il governo continua con gli interventi autocelebrativi.

Mentre i dati nazionali confermano un incremento del disagio giovanile, sempre più precoce, le politiche del Governo nazionale e delle sue diramazioni periferiche (comuni, regioni e città metropolitane) continuano a muoversi in una direzione che molti osservatori definiscono top-down, per non dire verticistica, e lontana dai bisogni reali delle nuove generazioni.

Le amministrazioni centrali e periferiche del governo insistono infatti su modelli decisionali che escludono sistematicamente i giovani, pur essendo i principali destinatari degli interventi.

Il risultato, denunciano numerose realtà del settore, è una produzione di misure “onerose, di scarso impatto, autoreferenziali e incapaci di incidere realmente sulle vite dei ragazzi”. Una distanza che, secondo chi chiede un cambio di rotta, dovrebbe portare a rimettere radicalmente in discussione la governance in Italia sul fronte della gestione delle politiche giovanili: continuare a finanziare, per esempio, strumenti come il Fondo Nazionale per le Politiche Giovanili, senza alcun coinvolgimento diretto dei giovani, significa non andare da nessuna parte. Che dire ancora degli inutili “organi consultivi” del Governo? Meglio lasciar correre…

Sul fronte istituzionale, intanto, il governo insiste sulla linea di inconsistenza. “Ascoltare e sostenere i nostri ragazzi è una priorità assoluta, i dati nazionali confermano un aumento del disagio giovanile, sempre più precoce”, ha dichiarato Paola Frassinetti, sottosegretario all’Istruzione e al Merito, intervenuta in videocollegamento all’evento “Disagio giovanile: la vita oltre i social”, organizzato da Noi Moderati a Milano.

Frassinetti ha illustrato le misure avviate dal ministero: “Stiamo rafforzando prevenzione, educazione alla salute, contrasto alle dipendenze e didattica personalizzata con i docenti tutor. Abbiamo introdotto il divieto dei cellulari a scuola per tutelare concentrazione e benessere degli studenti. Solo unendo scuola, famiglie e istituzioni possiamo davvero aiutare i nostri giovani più fragili”. Buoni propositi ma è mai stata fatta una pianificazione ex ante con i giovani e le organizzazioni giovanili qualificate? La risposta non può che essere negativa.

Parole, inoltre, che si collocano in un quadro in cui l’assenza di processi partecipativi e di un reale coinvolgimento dei giovani resta il nodo irrisolto. Senza una svolta nella prospettiva politica e nella struttura delle decisioni il divario tra annunci, misure calate dall’alto e bisogni reali rischia di continuare ad allargarsi.

foto Governo.it licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT