9 Agosto 2026
Erasmus+Europa

Disabilità e mobilità in Europa: ancora ostacoli alla libertà di movimento.

Il diritto alla libera circolazione all’interno dell’Unione Europea, sancito dai Trattati, resta spesso una promessa incompiuta per le persone con disabilità.
Chi necessita di assistenza personale quotidiana o di sussidi specifici incontra infatti grandi difficoltà nel trasferirsi da uno Stato membro all’altro, a causa dell’assenza di meccanismi europei per la portabilità dei servizi e dei contributi legati alla disabilità.

Pascal Arimont (PPE): “Serve un quadro comune”.

L’eurodeputato belga Pascal Arimont, del Partito Popolare Europeo, ha presentato un’interrogazione scritta (E-003570/2025) alla Commissione europea, chiedendo chiarimenti sugli strumenti esistenti e sui possibili interventi futuri per tutelare la libertà di movimento delle persone con disabilità.

Arimont ha richiamato la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che all’articolo 19 garantisce il diritto a vivere in modo indipendente e all’articolo 28 impone agli Stati di assicurare l’accesso all’assistenza personale e ai relativi sostegni. “Oggi chi vive con una disabilità e ha bisogno di assistenza quotidiana trova quasi impossibile trasferirsi in un altro Paese dell’Unione”, ha spiegato Arimont. “L’assenza di un sistema europeo di riconoscimento reciproco dei servizi e degli assegni di sostegno limita nei fatti la libertà di movimento prevista dall’articolo 21 del Trattato UE”.

Il problema riguarda anche studenti disabili impegnati in programmi di mobilità come Erasmus+, oltre a lavoratori, pensionati e cittadini che si spostano per motivi familiari o personali, creando una discriminazione indiretta rispetto agli altri cittadini europei.

La risposta della Commissione: “Tutele parziali, ma nessuna iniziativa legislativa”.

A nome della Commissione, la vicepresidente Mînzatu si è limitata ad illustrare il quadro normativo attuale: “Le regole europee di coordinamento della sicurezza sociale tutelano i diritti dei cittadini con disabilità e dei loro assistenti quando si spostano tra Paesi UE”, ha spiegato.
Tali norme consentono di sommare i periodi di assicurazione o residenza maturati in diversi Stati per ottenere il diritto alle prestazioni, che restano pagabili anche all’estero, salvo eccezioni per i sussidi non contributivi o di assistenza sociale.

La European Disability Card facilita l’accesso ai servizi?

Un passo in avanti, secondo la Minzatu, è rappresentato dalla Direttiva (UE) 2024/2841, che ha istituito la European Disability Card e la European Parking Card per le persone con disabilità.
Questi strumenti mirano a facilitare la libera circolazione garantendo pari accesso a servizi, attività e agevolazioni – come trasporti, eventi culturali o parcheggi – in tutti i Paesi dell’Unione.

Tuttavia, ha precisato la Commissione, la direttiva “non copre i benefici sociali e assistenziali, né i servizi di assistenza personale, che restano di competenza nazionale“.

Inclusione in Erasmus+: copertura totale dei costi di assistenza.

Nel settore dell’istruzione, Bruxelles ha ricordato che il programma Erasmus+ prevede misure di inclusione specifiche.
Le spese aggiuntive necessarie alla partecipazione delle persone con disabilità – comprese quelle per accompagnatori o assistenti personali – possono essere coperte al 100% su base di costo reale, incluse le spese di viaggio e soggiorno, se giustificate. Ma pur sempre in un’ottica di volontariato, con buona pace per la sostanzialità dell’assistenza…

Nessun piano per un quadro europeo di riconoscimento reciproco.

Al momento, tuttavia, la Commissione non prevede alcuna iniziativa legislativa per creare un quadro europeo di coordinamento o mutuo riconoscimento dei servizi di assistenza personale e dei relativi sussidi economici.

Bruxelles si limita dunque a promuovere l’armonizzazione attraverso il coordinamento delle politiche sociali e il rafforzamento della Carta europea della disabilità, lasciando ai singoli Stati membri la responsabilità diretta dei sistemi di sostegno.

Una libertà ancora a metà.

La risposta della Commissione, pur riconoscendo i progressi fatti, lascia aperta una questione centrale: la piena libertà di movimento per le persone con disabilità rimane, di fatto, ancora limitata dai confini amministrativi e dalle differenze nazionali nei sistemi di welfare.
Un ostacolo che rischia di perpetuare diseguaglianze e di indebolire uno dei principi fondanti dell’Unione: la parità di diritti per tutti i cittadini europei.

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