13 Maggio 2026
Europa

Disabilità e discriminazione nell’UE: i dati Eurostat fotografano un’Europa a due velocità

Quasi una persona con disabilità su dieci si è sentita discriminata nel 2024 semplicemente entrando in un ufficio pubblico o cercando di accedere a un servizio amministrativo. Non in un paese del terzo mondo: nell’Unione Europea. È uno dei dati più eloquenti del nuovo rapporto Eurostat sulla discriminazione percepita, pubblicato in occasione dell’avvio del Mese europeo della Diversità 2026.

Il dato di sintesi è impietoso: il 9,4% delle persone con disabilità (con limitazioni funzionali) di età superiore ai 16 anni ha dichiarato di essersi sentita discriminata nei rapporti con uffici pubblici e servizi amministrativi. Una percentuale che supera del doppio quella registrata tra le persone senza disabilità, ferma al 4,0%.

Il divario si conferma anche in altri ambiti della vita quotidiana. Nella ricerca di un alloggio, l’8,2% delle persone con disabilità ha vissuto episodi di discriminazione percepita, contro il 5,2% di chi non ha limitazioni funzionali. Negli spazi pubblici il rapporto è 5,0% contro 3,0%, mentre nelle istituzioni scolastiche ed educative il gap si attesta su 4,1% contro 2,3%.

Dati che, tradotti in esperienze concrete, raccontano di persone che ogni giorno, dal tentativo di affittare casa all’ingresso in un ufficio postale, da una visita a uno sportello comunale a una passeggiata in città , si scontrano con barriere non solo fisiche, ma culturali e sociali.

Le differenze tra Paesi: Estonia e Spagna maglia nera, Italia tra i migliori.

A livello nazionale, il quadro è tutt’altro che omogeneo. In tutti i Paesi dell’UE le persone con disabilità percepiscono livelli di discriminazione più elevati rispetto a quelle senza, ma le differenze tra uno Stato e l’altro sono significative.

Le situazioni più critiche negli uffici pubblici e nei servizi amministrativi si registrano in Estonia (14,6%) e Spagna (14,5%), seguite da Belgio (12,8%), Paesi Bassi (12,5%) e Svezia (12,3%). All’estremo opposto della classifica si collocano Cipro e Italia, entrambe al 3,1% , il valore più basso dell’intera Unione , seguite da Croazia (4,3%) e Ungheria (4,5%).

Un risultato che, per l’Italia, rappresenta uno dei pochi primati positivi in materia di inclusione a livello europeo, pur senza nascondere che anche un 3,1% di persone che si sentono discriminate nell’accesso ai servizi pubblici è un numero tutt’altro che trascurabile.

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