Disabilità e autonomia: l’UE punta su tecnologie di self-care e accessibilità digitale. Ma non alle “iniziative dal basso”.
L’autonomia delle persone con disabilità resta una sfida aperta nell’Unione Europea, nonostante i principi di inclusione sociale ed eguaglianza fissati nella strategia europea 2021-2030 per i diritti delle persone con disabilità. In molti Stati membri, infatti, si registrano ancora ritardi nell’erogazione degli assegni dedicati, scarsa conoscenza degli strumenti disponibili e assenza di strategie armonizzate per favorire una reale indipendenza. Una circostanza che non dovrebbe sorprendere, considerando anche – e vale la pena sottolinearlo – la scarsa accessibilità delle call europee a sostegno delle persone con disabilità. Paradossalmente, anche queste iniziative risultano poco accessibili alle progettualità dal basso, portate avanti da innovatori senza risorse proprie o da organizzazioni di disabili poco strutturate.
Una realtà di fatto sul quale è intervenuto, recentemente, l’eurodeputato Loucas Fourlas (PPE) che ha chiesto alla Commissione Ue quali misure concrete si intendano adottare per facilitare l’accesso alle tecnologie di self-care, se sia previsto un meccanismo europeo di cofinanziamento e come garantire parità di trattamento per le persone con disabilità gravi.
Nella risposta, datata 14 agosto, la commissaria Hadja Lahbib, a nome dell’Esecutivo comunitario, ha ricordato che dal 28 giugno è in vigore in tutti gli Stati membri l’European Accessibility Act (Direttiva 2019/882). La normativa introduce requisiti di accessibilità per prodotti e servizi digitali di uso quotidiano – telefoni, computer, e-book, servizi bancari e di comunicazione elettronica – con l’obiettivo di facilitare la piena partecipazione alla vita sociale da parte delle persone con disabilità.
La Commissione ha inoltre ribadito l’impegno a migliorare l’accesso sostenibile e paritario ai servizi sanitari, anche grazie ai fondi del programma EU4Health, da cui nasceranno linee guida specifiche per gli Stati membri. Nel quadro della European Health Union, Bruxelles sostiene gli sforzi nazionali per rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari, affrontando le barriere che limitano l’inclusione.
Un ruolo cruciale è attribuito, secondo la narrazione della Commissione von der Leyen, alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), già indicate nella Raccomandazione del Consiglio sull’assistenza a lungo termine come strumenti in grado di migliorare qualità e accessibilità dei servizi, ridurre le disuguaglianze territoriali e promuovere l’indipendenza. La European Care Strategy incoraggia infatti investimenti e diffusione su larga scala di soluzioni innovative, con l’obiettivo di trasformare la cura in Europa in chiave più digitale, equa e inclusiva.
Peccato, però, che tutte queste iniziative non siano di fatto accessibili alle piccole organizzazioni non strutturate, che spesso hanno un maggiore polso della situazione in materia di disabilità.
