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Diritto Ue e deficit democratico, Androuët: “Problema strutturale. Figli e figliastri tra i 27”.

Il sistema di vigilanza sull’applicazione del diritto europeo soffrirebbe di un “deficit democratico strutturale” e di una “preoccupante opacità nelle decisioni della Commissione di non avviare procedure d’infrazione”. È l’accusa contenuta in un’interrogazione presentata dall’eurodeputata Mathilde Androuët, scesa in campo per chiedere l’applicazione di meccanismi di controllo indipendenti e maggiore trasparenza.

Nel mirino c’è il rapporto della Commissione COM(2024) 358 sull’applicazione del diritto dell’Ue, giudicato da diversi esperti autocelebrativo e incompleto. In particolare, i professori Schulte-Nölke e McGuire dell’Università di Osnabrück, intervenuti a un seminario della commissione Giuridica del Parlamento europeo nel luglio 2025, hanno criticato l’impostazione “puramente statistica” del documento, incapace – a loro avviso – di cogliere le cosiddette zone grigie in cui l’Esecutivo europeo sceglie, per ragioni politiche, di non procedere contro uno Stato membro.

Come esempio viene citato il caso del Malta Gaming Act (2023-2025), nel quale la Commissione avrebbe evitato di intervenire nonostante i dubbi di compatibilità con il diritto europeo. Un approccio che, secondo Androuët, alimenta il sospetto di un’applicazione selettiva e arbitraria delle norme Ue.

L’eurodeputata rivolge quindi tre domande all’Esecutivo: perché rifiuti di introdurre un sistema di supervisione “indipendente e scientifico” sull’attuazione del diritto dell’Unione; se intenda rendere pubbliche le decisioni di non avviare procedimenti d’infrazione per consentire un effettivo controllo parlamentare; e quali garanzie voglia adottare affinché la discrezionalità politica della Commissione non si traduca in trattamenti diseguali tra gli Stati membri.

foto Mathieu Cugnot Copyright: © European Union 2025 – Source : EP