Diritto di espressione, ESN: “Censura della Commissione Ue”.
La Commissione europea torna sotto pressione per il suo ruolo nel sostegno a strutture nazionali impegnate nel contrasto all’hate speech e alla disinformazione. L’eurodeputata Christine Anderson (ESN) ha presentato un’interrogazione, accusando Bruxelles di aver eluso il merito di una precedente richiesta riguardante il possibile coinvolgimento di sistemi finanziati dall’UE nella criminalizzazione di espressioni legittime online.
Secondo Anderson, nella risposta alla precedente interrogazione la Commissione avrebbe evitato di chiarire se meccanismi di segnalazione legati al Digital Services Act (DSA) o a programmi di finanziamento europei possano contribuire a procedimenti penali contro contenuti leciti, limitandosi a dichiarazioni generiche sulla neutralità delle piattaforme e sulla trasparenza.
Nel mirino anche il caso del professore Norbert Bolz, oggetto di una segnalazione proveniente dall’ufficio pubblico tedesco “Hessen gegen Hetze”, struttura regionale dell’Assia impegnata nella lotta all’odio online. L’eurodeputata sottolinea che l’organismo è pubblicamente collegato a iniziative più ampie sostenute dall’UE contro l’hate speech e la disinformazione, e accusa la Commissione di non aver chiarito se tali meccanismi possano trasformarsi in strumenti di denuncia politica o repressione del dissenso.
L’interrogazione chiede se Bruxelles sia disposta a confermare eventuali finanziamenti europei, inclusi quelli del programma Citizens, Equality, Rights and Values (CERV), a favore di uffici nazionali di segnalazione come quello dell’Assia, e se esista un sistema di monitoraggio per prevenire abusi che possano portare a procedimenti penali contro espressioni legali. Viene inoltre chiesto come la Commissione possa invocare la tutela della libertà di espressione senza chiarire se le strutture promosse dall’UE contribuiscano, di fatto, a forme di censura statale nei Paesi membri.
Nella risposta ufficiale la vicepresidente Henna Virkkunen, a nome della Commissione europea, ha respinto le accuse ribadendo che “Bruxelles non interviene in singoli procedimenti giudiziari nazionali e non ha competenza per monitorare organizzazioni nazionali, prerogativa che resta in capo alle autorità degli Stati membri”.
Per quanto riguarda i finanziamenti, la Commissione richiama il Financial Transparency System, che rende pubblici i beneficiari dei fondi UE, precisando che “Hessen gegen Hetze non risulta tra i destinatari di sovvenzioni europee“. Sul fronte del Digital Services Act, la Virkkunen ha infine dichiarato che lo status di “trusted flagger viene assegnato e revocato dai Coordinatori nazionali dei servizi digitali (DSC) e che, allo stato attuale, l’organismo tedesco non gode di tale qualifica“.
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