Diritto alla casa, frenata di Bruxelles: la Commissione temporeggia sull’Agenzia Europea
Niente da fare per la nascita di una nuova Agenzia Europea per la Casa. Nonostante il forte pressing del Parlamento Europeo, che lo scorso marzo aveva chiesto a gran voce l’istituzione di un ente comunitario per raccogliere dati, offrire supporto analitico e aiutare i governi a contrastare la drammatica carenza di alloggi a prezzi accessibili, la Commissione Europea ha spento gli entusiasmi, congelando l’iniziativa.
Il caso è emerso a seguito di un’interrogazione scritta presentata dall’eurodeputato Marko Vešligaj (Gruppo dei Socialisti e Democratici), il quale chiedeva conto all’Esecutivo dell’UE delle contromisure e delle tempistiche pensate per rispondere alla crisi abitativa che sta travolgendo molti Stati membri. La replica della Commissione, affidata al Commissario Dan Jørgensen, è stata però netta: l’istituzione di una nuova agenzia non è attualmente in agenda.
La linea di Bruxelles: no a nuovi costi e burocrazia.
La posizione della Commissione (decisamente paradossale visto il previsto aumento dei livelli occupazionali) poggia , secondo la retorica vonderleyana, “su una precisa strategia di contenimento dei costi e della frammentazione istituzionale”. Bruxelles ha chiarito che, quando si tratta di lanciare nuove iniziative europee, la linea guida generale prevede di affidare i compiti a istituzioni, organi o agenzie che esistono già, piuttosto che crearne di nuovi da zero.
I paletti burocratici per dare vita a una struttura inedita sono d’altrotte rigidissimi. Secondo le regole della Better Regulation (l’agenda per legiferare meglio), qualsiasi proposta per la nascita di un’agenzia per l’edilizia dovrebbe prima superare una complessa valutazione di impatto. Questo studio dovrebbe analizzare non solo l’efficacia e l’effettivo valore aggiunto dell’ente, ma anche i costi finanziari, le modalità di finanziamento e l’interazione con le strutture già operative, valutando se la Commissione abbia davvero la capacità economica di sostenere nuovi servizi.
L’alternativa è la “European Housing Alliance”.
Per coordinare le politiche abitative senza pesare sul bilancio comunitario, la Commissione ha deciso perciò di puntare su uno strumento più leggero ed elastico (un controsenso pensando alle costose politiche Ue), già previsto dal Piano Europeo per gli Alloggi Accessibili. Si tratta della European Housing Alliance (l’Alleanza Europea per la Casa), una piattaforma di cooperazione che è in corso di attivazione proprio in questo periodo.
Questo organismo non sarà un’agenzia formale, ma una rete pensata per unire tutti i livelli di governo – dalle singole città e regioni fino alle istituzioni nazionali ed europee – insieme ai principali attori del settore immobiliare e sociale. L’obiettivo dell’Alleanza è favorire lo scambio di buone pratiche e guidare un impegno comune per garantire alloggi sostenibili e di qualità, andando a integrare strumenti di monitoraggio economico già consolidati come il Semestre Europeo.
La risposta di Bruxelles evidenzia, quindi, la distanza tra le ambizioni politiche del Parlamento, che spinge per interventi centralizzati e strutturati di fronte alla crisi dei prezzi delle case, e l’incoerenza della Commissione, che sta poggiando le proprie argomentazioni in materia sul rispetto dei vincoli di bilancio e la volontà di non appesantire la macchina burocratica dell’Unione.
