Diritti umani nei progetti UE: a che punto è l’attuazione delle raccomandazioni della Corte dei conti?
A quasi dodici mesi dalla pubblicazione del rapporto speciale n. 17/2024 della Corte dei conti europea, dedicato alle carenze dell’UE nell’individuazione e gestione dei rischi per i diritti umani nei progetti finanziati con fondi comunitari, tre eurodeputate — Cecilia Strada (S&D), Tineke Strik (Verts/ALE) ed Estrella Galán (The Left) — hanno sollecitato la Commissione (quella che parla ogni giorno di diritti) a rendere pubblico un aggiornamento concreto sullo stato di avanzamento degli impegni assunti.
La Corte, con quel rapporto, aveva evidenziato la necessità di rafforzare il principio del “non nuocere” in tutte le fasi delle iniziative di sviluppo finanziate dall’UE. La Commissione aveva accettato le raccomandazioni, promettendo di attuarle entro la fine del 2025. Ora il Parlamento vuole sapere se tali impegni stanno diventando realtà.
Valutazione dei rischi e nuove procedure interne: cosa è stato fatto?
Ad oggi, a meno di due mesi dalla fine dell’anno, non sono note le procedure interne (e la loro validità) per l’identificazione, segnalazione e follow-up sulle violazioni dei diritti umani nei progetti finanziati dall’Ue. D’altronde cosa aspettarsi da una Commissione che anche con oltre 67mila morti continua ad ammettere (con qualche minima riserva sull’Horizon Europe) alle proprie call un Paese come Israele… e che dire della scarsa trasparenza (il diritto alla non discriminazione, ricordiamolo, fa parte del novero dei diritti umani) nel percorso di valutazione delle proposte progettuali all’interno di tutte le agenzie europee? Cosa ha fatto e fara la Commissione europea per fare pulizia verso un problema di opacità amministrativa ormai endemico?
Violazioni dei diritti umani: previste misure correttive e sospensioni dei fondi?
Strada, Strik e Galán hanno quindi chiesto a von der Leyen e soci se le nuove procedure includeranno specifiche misure di attenuazione, oltre a clausole di sospensione o interruzione dei finanziamenti in presenza di violazioni dei diritti umani.
Si tratta di un tema cruciale: la Corte dei conti aveva evidenziato casi in cui la Commissione disponeva di informazioni sufficienti per intervenire, ma non lo aveva fatto in modo tempestivo o efficace. Aspettare una simile rivoluzione copernicana da chi non ha ancora risolto la propria posizione per i messaggi alla Pfizer può essere un po’ troppo ambizioso…
Monitorare non solo i partner, ma anche i “partner dei partner”.
Un altro punto critico sollevato nell’interrogazione riguarda la catena di responsabilità. Con molti progetti UE implementati da organizzazioni che, a loro volta, subappaltano a soggetti locali, la possibilità di violazioni aumenta man mano che ci si allontana dal livello europeo.
Le eurodeputate chiedono dunque che le nuove linee guida coprano anche i partner indiretti, in linea con quanto previsto dall’articolo 29(a) dello strumento NDICI-Global Europe sulle attività escluse e sulle responsabilità allargate.
Attesa per la risposta della Commissione.
Con la scadenza del 2025 ormai vicina, il Parlamento vuole verificare che gli impegni presi non restino sulla carta. La credibilità dell’UE come attore globale nel campo dei diritti umani — osservano informalmente diversi eurodeputati — passa anche dalla capacità di prevenire che i fondi europei contribuiscano, direttamente o indirettamente, a violazioni dei diritti fondamentali.
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