Diritti umani, il Parlamento europeo accusa i vertici in Azerbaigian, Nigeria e Guinea-Bissau.
Arresti arbitrari, rapimenti di massa, colpi di Stato militari. Il Parlamento europeo ha approvato giovedì tre risoluzioni distinte che denunciano gravi violazioni dei diritti umani in Azerbaigian (con il quale l’Ue ha siglato accordi di cooperazione particolarmente rilevanti), Nigeria e Guinea-Bissau, chiedendo azioni immediate da parte delle autorità nazionali e una risposta più incisiva dell’Unione europea.
Sul fronte dell’Azerbaigian, l’Eurocamera punta il dito contro quello che definisce un uso sistematico delle norme sulla sicurezza nazionale come strumento di repressione politica. I deputati denunciano la criminalizzazione della libertà di espressione, della difesa della pace e del dissenso pubblico, condannando in particolare l’arresto e la condanna di due accademici, Bahruz Samadov, dottorando all’Università Carlo di Praga, e Igbal Abilov, ricercatore appartenente alla minoranza etnica talysh ed editore di Talysh National Academy News. Nel mirino anche le condanne ritenute arbitrarie di altri due studiosi, Gubad Ibadoghlu e Fazil Gasimov, e l’arresto, avvenuto il 1° dicembre 2025, del leader dell’opposizione Ali Karimli.
Il Parlamento chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri politici e invita l’Ue ad attivare misure nell’ambito del regime globale europeo di sanzioni sui diritti umani contro i responsabili.
I deputati ribadiscono inoltre che qualsiasi futuro accordo di partenariato con Baku dovrà essere subordinato a progressi concreti in materia di diritti umani, Stato di diritto e rispetto dei valori dell’Unione. La risoluzione è stata approvata con 477 voti favorevoli, 7 contrari e 69 astensioni.
Ma, pensando ai rapporti con Baku, l’Ue guidata dalla Commissione von der Leyen ha dimostrato in più occasioni di poter “fare spallucce” sui diritti umani per questioni economiche e geopolitiche, confermando che la cooperazione internazionale dell’Unione è fortemente condizionata da doppi standard e sprezzo per lo Stato di diritto.
Dura anche la presa di posizione sulla Nigeria, dopo uno dei più gravi rapimenti di massa nella storia recente del Paese. Il 21 novembre uomini armati hanno sequestrato oltre 300 studenti e 12 tra insegnanti e membri del personale dalla scuola cattolica St Mary’s di Papiri, nello Stato del Niger. Gli eurodeputati esprimono solidarietà alle vittime e alle comunità colpite, sottolineando come gli attacchi ripetuti abbiano costretto alla chiusura di numerosi istituti scolastici, privando milioni di bambini dell’accesso all’istruzione.
Il Parlamento chiede alle autorità nigeriane di rafforzare con urgenza la protezione delle scuole e i sistemi di allerta precoce, oltre a garantire indagini indipendenti ed efficaci e a perseguire i responsabili in linea con il diritto internazionale. I deputati sollecitano inoltre un’azione decisa contro l’insicurezza e le violenze religiose, etniche e intercomunitarie, denunciando in particolare gli attacchi mirati contro le comunità cristiane e l’impunità che continua a favorire gruppi criminali e terroristici. La risoluzione è stata adottata con 519 voti a favore, 2 contrari e 50 astensioni.
Infine, l’Eurocamera condanna senza riserve la situazione politica in Guinea-Bissau, dopo il colpo di Stato militare del 26 novembre, avvenuto pochi giorni dopo le elezioni generali, alle quali il principale partito di opposizione, il PAIGC, era stato escluso. I deputati respingono la presa di potere incostituzionale da parte dei militari e chiedono il ripristino immediato dell’ordine costituzionale e dei processi elettorali.
Il Parlamento sollecita un’indagine indipendente sulle violazioni dei diritti umani, la liberazione immediata dei leader dell’opposizione e condanna l’uso sproporzionato della forza contro la popolazione civile. Chiede inoltre che la commissione elettorale pubblichi i risultati verificati senza interferenze politiche o militari e invita l’Ue a rivedere immediatamente accordi e finanziamenti per evitare di rafforzare la giunta al potere. Al Consiglio viene chiesto di valutare l’imposizione di misure restrittive contro i responsabili del golpe e delle violazioni. La risoluzione è stata approvata con 535 voti favorevoli, nessun contrario e 42 astensioni.
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