Diritti delle persone con disabilità. In Ue serve maggiore ambizione…e sostanzialità.
Il Parlamento europeo ha pubblicato un corposo rapporto, guidato dalla relatrice Rosa Estaràs Ferragut, per delineare la nuova strategia dell’UE sui diritti delle persone con disabilità per il periodo post-2024. Il documento, frutto del lavoro della Commissione Occupazione e Affari sociali e dei pareri di quattro altre commissioni parlamentari, analizza i limiti dell’attuale quadro politico e sollecita la Commissione a una svolta decisa nella seconda metà della strategia 2021-2030.
Un’Europa in cui una persona su quattro vive con una disabilità.
Secondo i dati Eurostat citati nel rapporto, nel 2023 circa il 27% degli europei sopra i 16 anni – pari a oltre 101 milioni di persone – conviveva con una forma di disabilità. Nonostante gli sforzi avviati negli ultimi anni, la Corte dei conti europea ha confermato che l’impatto concreto delle politiche dell’UE resta limitato e che gli indicatori chiave non mostrano miglioramenti significativi. La prima metà della strategia ha permesso di introdurre iniziative come il Centro AccessibleEU, il Pacchetto sull’occupazione delle persone con disabilità, la Piattaforma per la disabilità e la Carta europea della disabilità. Tuttavia, il Parlamento avverte che senza nuovi slanci, obiettivi misurabili e risorse adeguate, l’Unione non riuscirà a rispettare gli obblighi derivanti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
Lavoro, povertà e barriere: un divario che persiste.
Il quadro delineato dal rapporto è allarmante. Solo la metà delle persone con disabilità in età lavorativa è occupata, contro oltre i tre quarti della popolazione senza disabilità. Il divario occupazionale supera i venti punti percentuali e risulta ancora più marcato tra giovani e donne con disabilità, che incontrano ostacoli spesso insormontabili quando si tratta di trovare o mantenere un lavoro. Questa esclusione sistemica si riflette sui tassi di povertà: quasi tre persone con disabilità su dieci sono a rischio povertà o esclusione sociale, contro meno di due su dieci tra gli altri cittadini. Le cause sono molteplici e includono barriere fisiche e digitali, ostacoli nell’accesso ai trasporti, alla formazione, all’alloggio e ai servizi di cura, assieme a gravi ritardi nella creazione di ambienti inclusivi in tutti gli stati membri.
Una nuova strategia entro il 2025: meno volontarietà e più obblighi.
Il Parlamento sollecita la Commissione a presentare senza ritardi una strategia aggiornata per il periodo 2025-2030. Questa nuova fase dovrebbe prevedere obiettivi chiari e verificabili, strumenti giuridici vincolanti quando necessari e un coordinamento più stretto con le altre strategie europee in materia di uguaglianza, lotta alla povertà, antirazzismo e diritti LGBTIQ. Il rapporto insiste anche sulla necessità di integrare gli obblighi relativi ai diritti delle persone con disabilità nella prossima cornice finanziaria pluriennale, attraverso fondi dedicati e risorse stabili.
Accessibilità: una condizione di base ancora lontana.
Il testo dedica ampio spazio al tema dell’accessibilità, definito come requisito fondamentale per esercitare qualsiasi diritto. Il Parlamento chiede un rafforzamento del Centro AccessibleEU fino a farlo diventare un’agenzia permanente incaricata di monitorare l’applicazione delle norme europee. Secondo il rapporto, molte delle barriere attuali derivano dalla scarsa attuazione della Direttiva Web e del European Accessibility Act, strumenti che gli Stati membri non stanno rispettando in maniera uniforme. L’obiettivo dichiarato è la creazione di un vero mercato unico per le tecnologie assistive, superando la frammentazione tra i diversi sistemi nazionali. Il testo richiama inoltre l’urgenza di rivedere le norme sull’accessibilità nei trasporti, dall’aereo al treno, fino ai servizi di bigliettazione digitale, e di rendere più accessibili anche i siti e le comunicazioni delle istituzioni europee, incluse le sedute parlamentari.
Il diritto alla vita indipendente.
La relazione ricorda come in Europa siano ancora circa 1,4 milioni le persone con disabilità sotto i 65 anni che vivono in istituzioni segreganti e come in tredici Stati membri il numero sia addirittura aumentato negli ultimi dieci anni. Un’inversione di rotta, per il Parlamento, è indispensabile. La nuova strategia dovrebbe accompagnare gli Stati membri nella transizione verso servizi di comunità, con investimenti in assistenza personale, sostegno domiciliare e alloggi accessibili. Il documento propone anche l’istituzione di un fondo dedicato all’edilizia sociale accessibile, sottolineando come la mancanza di abitazioni adeguate sia una delle principali cause di esclusione e povertà.
Donne con disabilità: discriminazioni multiple e violenze invisibili.
Uno dei capitoli più incisivi riguarda la condizione delle donne con disabilità, che subiscono forme di discriminazione intersezionale e sono più esposte alla violenza domestica, sessuale e istituzionale. Il Parlamento ribadisce la necessità che tutti gli Stati membri ratifichino la Convenzione di Istanbul e chiede alla Commissione di proporre la criminalizzazione della sterilizzazione forzata, una pratica che colpisce in particolare donne con disabilità intellettive o psicosociali. Secondo il rapporto, l’accesso alla giustizia resta spesso illusorio: mancano interpreti, documenti accessibili, personale formato e strumenti che garantiscano accomodamenti procedurali adeguati.
Famiglie e caregiver: un sostegno ancora insufficiente.
Il Parlamento riconosce che molte persone con disabilità dipendono ancora dai propri familiari a causa della carenza di servizi adeguati. Questo carico ricade soprattutto sulle donne, che pagano un prezzo in termini di salute, carriera e inclusione sociale. Il rapporto chiede una piena attuazione della direttiva UE sulla conciliazione vita-lavoro, un maggiore supporto psicologico e sociale ai caregiver e investimenti strutturali per migliorare qualità, salari e condizioni del lavoro nel settore della cura.
Governance, partecipazione e dati: un salto di qualità necessario.
Dal punto di vista istituzionale, il rapporto chiede un dialogo interistituzionale permanente, il coinvolgimento delle organizzazioni delle persone con disabilità (sulle quali bisognerà fare anche un po’ di pulizia di chi usa i disabili come numeri per ottenere fondi Ue e nazionali) in tutte le fasi del processo decisionale e una raccolta dati più sistematica e disaggregata. Il Parlamento chiede inoltre che tutte le future iniziative legislative vengano valutate per la loro compatibilità con la Convenzione ONU e che si rafforzino i meccanismi di controllo sui pilot e sulle procedure di infrazione legate al mancato rispetto dei diritti delle persone con disabilità.
Il messaggio politico: i diritti non possono restare sulla carta.
Il rapporto conclude che, senza una strategia rinnovata e più incisiva, l’Unione rischia di tradire gli impegni assunti nel quadro della UNCRPD e dell’Unione dell’Uguaglianza. Le persone con disabilità continuano a essere tra i cittadini più penalizzati d’Europa, e il divario tra principi e realtà rimane troppo ampio. Il Parlamento chiede dunque alla Commissione una risposta politica forte e immediata, ricordando che l’inclusione non è un capitolo accessorio delle politiche europee, ma un test decisivo sulla reale capacità dell’UE di garantire diritti fondamentali a tutti i suoi cittadini.
