Direttiva UE sul greenwashing: in aumento i rifiuti alimentari e di imballaggio
La direttiva europea sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde, in vigore dal prossimo 27 settembre, rischia di generare un effetto collaterale indesiderato: un aumento dei rifiuti alimentari e di imballaggio. È l’allarme lanciato dall’eurodeputato Stefano Cavedagna (ECR).
La direttiva (UE) 2024/825 punta a contrastare il greenwashing e a garantire ai consumatori informazioni accurate sulla sostenibilità dei prodotti. Secondo Cavedagna, tuttavia, l’attuale interpretazione fornita dalla Commissione potrebbe costringere le imprese a rietichettare, riconfezionare o addirittura smaltire prodotti già immessi sul mercato, pur conformi alle norme vigenti al momento della produzione. Un problema che, nei settori alimentare e dei beni di largo consumo, potrebbe tradursi in ingenti quantità di rifiuti, in contraddizione con gli obiettivi della direttiva quadro sui rifiuti e con i più ampi impegni dell’Unione in materia di economia circolare – tanto più che le linee guida della Commissione sono state pubblicate solo nel novembre 2025, lasciando alle imprese poco tempo per adeguarsi.
Nell’interrogazione, l’eurodeputato ha chiesto alla Commissione quali misure intenda adottare per evitare rifiuti alimentari e di imballaggio superflui derivanti dall’applicazione della direttiva alle scorte già presenti sul mercato, e come intenda evitare che le nuove regole scoraggino i produttori alimentari dall’investire in iniziative di sostenibilità, permettendo loro comunque di comunicare ai consumatori impegni reali in materia ambientale.
Michael McGrath: “Gli Stati membri sono obbligati a ridurre del 15% i rifiuti entro il 2040”.
Il commissario Michael McGrath, a nome dell’esecutivo comunitario, ha assicurato l’impegno di Bruxelles affinché l’applicazione della direttiva non comporti rifiuti alimentari o di imballaggio superflui.
“In base al regolamento (UE) 2025/401, gli Stati membri sono già tenuti a ridurre i rifiuti di imballaggio pro capite del 5% entro il 2030, del 10% entro il 2035 e del 15% entro il 2040, rispetto ai livelli del 2018”, ha precisato l’esponente della Commissione von der Leyen.
Sul tema specifico sollevato da Cavedagna, la Commissione ha spiegato di aver pubblicato un documento di domande e risposte che affronta le principali questioni sollevate da commercianti e altri portatori di interesse, comprese le situazioni relative alle cosiddette “scorte pregresse”. Si tratta, ha precisato McGrath, di uno strumento di supporto che non esonera comunque i commercianti dalla responsabilità di prepararsi all’applicazione di norme adottate già all’inizio del 2024.
L’Esecutivo comunitario ha inoltre riferito di mantenere contatti regolari con i portatori di interesse, sia a livello nazionale che europeo, e con le autorità nazionali, al fine di garantire un’applicazione coerente della direttiva in tutta l’Unione. Un ruolo in tal senso è stato svolto anche dalla rete di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC), che ha pubblicato un’intesa comune proprio sulla questione delle scorte pregresse, per sostenere un approccio applicativo coerente e proporzionato tra i vari Stati membri. Secondo tale documento, le autorità nazionali si sono impegnate a tenere conto delle reali difficoltà transitorie e dei vincoli pratici legati alla gestione delle scorte già immesse sul mercato.
Quanto al secondo quesito, la Commissione ha chiarito che la direttiva non impedisce alle aziende del settore alimentare di comunicare i propri sforzi concreti in materia di sostenibilità: le imprese, ha sottolineato McGrath, sono anzi incoraggiate a proseguire su questa strada, a condizione che le comunicazioni siano chiare, accurate e non fuorvianti. Le nuove norme, ha concluso il commissario, dovrebbero rafforzare la fiducia dei consumatori e garantire condizioni di parità concorrenziale tra le imprese.
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