Digitale, la Regione stanzia altri 8 milioni per i Comuni. Ma senza controlli sui risultati, il rischio è l’ennesimo nulla di fatto
Altri 8 milioni di euro per la transizione digitale dei territori. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore degli Affari generali, Personale e Riforma della Regione Sebastian Cocco, ha approvato due interventi: 5 milioni per la digitalizzazione degli archivi comunali e l’accessibilità ai dati pubblici, e 3 milioni, distribuiti tra 2026 e 2027, per la seconda fase del programma sulle infrastrutture abilitanti per le telecomunicazioni.
Il primo stanziamento è il “naturale proseguimento” di un’iniziativa già avviata, che ha coinvolto 335 Comuni su 377 e oltre 9,1 milioni di euro. Le nuove risorse serviranno a coprire anche gli enti rimasti fuori dal primo avviso e a completare i progetti in corso, con attenzione a documentazione edilizia e urbanistica, atti amministrativi e servizi online per cittadini, professionisti e imprese. Il secondo intervento finanzierà cavidotti, tralicci e strutture di supporto per portare il segnale nelle aree prive di copertura, con priorità ai territori più svantaggiati e un contributo massimo di 150mila euro a Comune.
Sulla carta, nulla da eccepire. Ma la domanda è inevitabile: che fine ha fatto il primo round da 9,1 milioni? Nel comunicato (e non solo) non c’è traccia di indicatori di risultato, verifiche a posteriori o monitoraggio sull’efficacia della spesa. E chi in Sardegna ha dimestichezza con la burocrazia online sa di cosa si parla: siti regionali e comunali, pagati negli anni a caro prezzo, non aggiornati; motori di ricerca interni poco efficienti, tanto da far pensare che a volte la ricerca degli atti sia più scoraggiata che agevolata; albi pretori a cui capita di mancare gli allegati; caselle di posta elettronica che non servono a granché, visto che la comunicazione dall’ente al cittadino non è mai puntuale e, infine, siti dove si fa confusione, come ricorda il deprimente sardegnaimpresa.eu , dove si mischiano le agevolazioni per le imprese ai contributi per le associazioni no profit. Roba da licenziamento in tronco. Ma, si sà, la burocrazia regionale è comica, non potendo aspirare ad essere efficace ed efficiente.
C’è poi un quadro più ampio, volendo guardare i risultati ottenuti con la programmazione territoriale. Da decenni a fronte di un copioso dispendio di risorse, essa ad ogni occasione propagandisctica ha confermato di promettere molto e consegnare poco, e c’è chi osserva come certe misure finiscano per essere la rimodulazione linguistica di un assistenzialismo locale che ripropone, con nomi nuovi, per esempio, i cantieri comunali, le opere pubbliche sovradimensionate (alzi la mano il sindaco del piccolo comune sardo senza una piscina olimpica).
Dunque, andando oltre gli annunci edulcorati per analfabeti funzionali e giornalisti poco critici ed edotti, propinati quotidianamente dalla regione Sardegna (visto che parliamo di digitalizzazione), vale la pena ricordare a chi governa che se ogni nuova tranche di fondi non è legata a obiettivi misurabili, a controlli e a sanzioni per chi non li raggiunge, il rischio è che anche questi 8 milioni si traducano in un nulla di fatto. In appalti e sub-appalti che cambieranno ben poco il già desolante rapporto digitale tra Pubblica amministrazione sarda e cittadini.
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