Difesa UE, l’allarme del Parlamento europeo: “Rischio di un’Europa Potëmkin”
Il Parlamento europeo alza il velo sui punti deboli della politica di sicurezza e difesa comune. Nel progetto di relazione annuale 2026, firmato dalla relatrice francese Nathalie Loiseau per la commissione Sicurezza e difesa, l’Aula non si limita a fotografare un continente sotto pressione: mette nero su bianco la distanza, ancora ampia, tra gli annunci fatti a Bruxelles e la loro reale attuazione sul terreno.
Il contesto: la combinazione di minacce più complessa di sempre.
Il documento parte da una diagnosi netta: l’Europa sta affrontando la combinazione più complessa di minacce, militari e non, mai registrata dalla Seconda Guerra Mondiale, tra la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, le ricadute del conflitto in Medio Oriente, il deterioramento della sicurezza dal Sahel al Corno d’Africa e l’incertezza sul ruolo degli Stati Uniti. Un quadro che il testo definisce di “intenso scontro geopolitico”, segnato da guerre ad alta intensità, corsa agli armamenti e violazioni sistematiche del diritto internazionale, comprese quelle contro civili e infrastrutture critiche.
Le criticità sollevate dal Parlamento.
Uno dei passaggi più delicati riguarda Washington. La relazione osserva che la nuova strategia di sicurezza nazionale statunitense segna una rottura netta con la linea seguita dagli USA dalla fine della Guerra fredda, e registra con preoccupazione l’annuncio di una riduzione della presenza militare americana in Europa, oltre all’incertezza persistente sulla disponibilità di Washington a onorare l’articolo 5 del Patto Atlantico. Il testo arriva a condannare “fermamente” le ripetute minacce del presidente Trump di annettere la Groenlandia, anche con la forza, definendole una pressione inaccettabile su un alleato NATO.
L'”Europa Potëmkin”. È forse il passaggio più duro dell’intero documento sul fronte interno: il Parlamento denuncia lo scarto tra il piano ReArm Europe/Prontezza 2030 , presentato come capace di mobilitare fino a 800 miliardi di euro, di cui circa 650 miliardi tramite la clausola di salvaguardia nazionale del patto di stabilità , e la sua attuazione reale, giudicata largamente insufficiente. Il rischio, si legge nel testo, è quello di un'”Europa della difesa Potëmkin”: insomma, una politica di facciata (nel puro spirito europeo) che promette molto più di quanto riesca a realizzare.
Missioni PSDC sotto organico e a corto di mandato. Il Parlamento ha chiesto anche una revisione integrale delle missioni civili e militari europee, segnalando come i mandati formali non siano sempre accompagnati da risorse e uomini adeguati. Un caso specifico viene indicato come critico: le missioni UE a sostegno della polizia palestinese e al valico di Rafah, il cui mandato è stato rinnovato per soli tre mesi, fino a settembre 2026. “Un orizzonte – si legge nel testo – giudicato insufficiente e limitante per la capacità operativa delle missioni stesse”.
La Turchia, alleato ambiguo. Il testo non risparmia critiche a un membro della NATO, la Turchia. Ankara viene descritta come un partner dal comportamento ambiguo, per le sue continue sfide alla sovranità e ai diritti sovrani di Cipro e Grecia, entrambi Stati membri dell’UE.
Corridoi militari a rilento. Anche sul fronte della mobilità militare la relazione segnala criticità concrete: i corridoi logistici verso i fianchi orientale e settentrionale dell’Unione presentano ancora numerose strozzature, un problema che rallenterebbe la capacità dell’UE di spostare rapidamente truppe e mezzi in caso di crisi.
Nessuna strategia coerente per l’Africa. Il documento denuncia inoltre l’assenza di una strategia europea coerente in materia di sicurezza per il continente africano, in un contesto , sottolinea il testo, “in cui le forze paramilitari si sono dimostrate inefficaci di fronte all’avanzata territoriale dei gruppi jihadisti nel Sahel, mentre i civili continuano a pagare il prezzo più alto della violenza”.
Il fattore umano. Non solo mezzi e fondi: la relazione avverte che né una base industriale e tecnologica della difesa europea più forte, né la piena prontezza delle forze armate del continente, potranno concretizzarsi senza il personale necessario. Un problema di reclutamento che il testo pone come questione strutturale, non secondaria.
Cosa chiede il Parlamento?
Sul piano operativo, l’Eurocamera invita gli Stati membri a costruire un’architettura di sicurezza e difesa rinnovata, più rapida e agile, che includa anche partner europei extra-UE come Regno Unito, Ucraina e Norvegia, e, ancora, la creazione di un consiglio di sicurezza europeo per la condivisione di strategia e intelligence. Chiede inoltre che il prossimo bilancio pluriennale 2028-2034 tratti la difesa come priorità strutturale, con l’estensione a tutti gli strumenti del principio di “preferenza europea” già previsto dal regolamento EDIP, e reclama un rafforzamento del ruolo di controllo parlamentare, proporzionale alla crescita senza precedenti della spesa UE per la difesa.
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