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Difesa Ue: il Parlamento prepara la rotta: capacità comuni e governance condivisa.

La Commissione Sicurezza e Difesa del Parlamento europeo ha messo a punto il progetto di relazione sui progetti faro di interesse comune nel settore della difesa europea, a firma della relatrice Lucia Annunziata. Il testo, che si inserisce nel solco della Bussola Strategica e della nuova strategia industriale europea per la difesa, punta a trasformare l’aumento della spesa militare in capacità concrete e interoperabili, superando frammentazione e ritardi.

Cornice politica e normativa.

La relazione richiama i pilastri Ue: TUE (art. 42), TFUE (art. 346), PESCO, il Fondo europeo per la difesa (FED), il programma EDIP proposto dalla Commissione e la Defence Readiness Roadmap 2030. Obiettivo: accelerare l’integrazione industriale e operativa, con progetti collaborativi che rafforzino la base tecnologica e industriale europea (EDTIB) e le capacità degli Stati membri.

Dall’acciaio al web: la svolta tecnologica.

Il documento fotografa una guerra in trasformazione: cyber, IA, droni, sistemi miniaturizzati e decentrati stanno cambiando tattiche e logistica. I grandi sistemi restano centrali, ma più vulnerabili: servono abilitanti strategici comuni (comando e controllo sicuri, intelligence, sorveglianza, ricognizione, capacità CBRN, spazio, rifornimento in volo, trasporto aereo strategico).

I progetti faro.

Il Parlamento prende atto della “tabella di marcia Ue sulla prontezza 2030” e delle prime quattro iniziative faro: difesa antidrone, sorveglianza del fianco orientale, scudo di difesa aerea e scudo spaziale. Il testo, inoltre, chiede obiettivi chiari, tempistiche definite, portata tecnologica e dimensione industriale per ciascun progetto, con una definizione condivisa di “progetto faro” che ne guidi selezione e attuazione.

Governance e industria: inclusione e controllo.

La relazione invoca inoltre una governance congiunta tra governi, stati maggiori, centrali d’acquisto e industria, valorizzando le sinergie con PESCO e FED e aprendo la filiera a mid-cap e PMI.

Capitolo sensibile quello dell’export e della sicurezza tecnologica: stop, invece, a trasferimenti di tecnologie sensibili e strategie comuni di licenza per i prodotti sviluppati.

Il ruolo del Parlamento.

L’Aula rivendica pieno controllo politico e di bilancio su selezione, finanziamento e implementazione, con report periodici della Commissione e un ruolo di supporto dell’Alto Rappresentante e dell’Agenzia europea per la difesa.

Il nodo dei finanziamenti.

Per evitare progetti a singhiozzo, il testo propone un fondo dedicato nel prossimo Quadro finanziario pluriennale e riconosce che i tempi reali supereranno l’orizzonte biennale dell’EDIP: servono quindi cofinanziamenti nazionali di lungo periodo e l’impegno degli Stati a destinare quote dei bilanci alla domanda congiunta di attrezzature sviluppate nei progetti faro.

Autonomia strategica, non autarchia.

Pur ammettendo che alcune urgenze possano richiedere il ricorso a fornitori extra-Ue, la relazione spinge per una transizione ordinata verso maggiore autonomia europea, riducendo dipendenze critiche e rafforzando l’EDTIB. In controluce, il messaggio politico: più coordinamento, più scala, meno frammentazione. Perché la sicurezza europea, conclude il testo, “si costruisce con capacità condivise, investimenti stabili e una filiera industriale realmente continentale“.

foto Mathieu Cugnot Copyright: © European Union 2025 – Source : EP