Difesa UE, criticità nei dati sugli appalti congiunti: solo 12 Stati membri trasmettono informazioni complete
Persistono significative lacune nella raccolta dei dati sugli appalti congiunti nel settore della difesa all’interno dell’Unione europea, rendendo complessa una valutazione completa delle politiche comuni in materia.
È quanto emerge dall’ultima analisi 2024–2025 dell’Agenzia europea per la difesa (EDA), secondo cui solo 12 dei 27 Stati membri hanno fornito dati relativi agli acquisti collaborativi di equipaggiamenti militari. Una situazione che, secondo gli esperti, impedisce una visione d’insieme affidabile del mercato europeo della difesa.
Il tema è stato sollevato in un’interrogazione parlamentare presentata dall’eurodeputata Hannah Neumann (Verdi/ALE), che ha chiesto chiarimenti alla Commissione europea sull’elenco dei Paesi adempienti e non adempienti, sulle conseguenze delle carenze informative per le politiche di difesa dell’Ue e sugli eventuali strumenti sanzionatori nei confronti degli Stati membri inadempienti.
Nella risposta scritta, la Commissione ha sottolineato che la disponibilità tempestiva di dati accurati e comparabili è essenziale per lo sviluppo e la valutazione delle politiche europee di difesa, in particolare nell’ambito di strumenti come il Programma europeo per l’industria della difesa (EDIP) e l’iniziativa Security Action for Europe (SAFE), oltre che per la Politica di sicurezza e difesa comune.
Bruxelles ha inoltre ricordato che la responsabilità del reporting in materia di difesa resta in capo agli Stati membri, trattandosi di una competenza nazionale. L’Agenzia europea per la difesa svolge un ruolo di facilitazione nella raccolta dei dati, mentre la Commissione può basarsi esclusivamente sulle informazioni disponibili pubblicamente.
Sul piano delle conseguenze, l’esecutivo europeo ha chiarito di non disporre di poteri per imporre sanzioni dirette in caso di mancata o insufficiente trasmissione dei dati. Tuttavia, l’assenza di informazioni complete genera “significative lacune” nella valutazione del settore, con possibili ricadute sull’analisi dell’interoperabilità tra forze armate, sull’autonomia strategica e sull’efficacia dei meccanismi di finanziamento europeo.
La Commissione ha infine richiamato il piano “ReArm Europe 2025”, nell’ambito del quale gli Stati membri possono attivare la clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità e crescita, a condizione di adottare criteri contabili più chiari e una maggiore trasparenza nella classificazione della spesa per la difesa.
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