Difesa, industria e investimenti europei: il caso RWM divide la maggioranza e riapre il nodo sullo Stato di diritto.
Il dibattito sull’ampliamento dello stabilimento RWM di Domusnovas, in Sardegna, continua ad animare il confronto politico e istituzionale, mostrando fratture all’interno della stessa coalizione di governo. Un tema che intreccia industria, diritto amministrativo e scelte strategiche di politica economica, in un contesto europeo sempre più orientato verso l’aumento della spesa per la difesa e gli armamenti, a fronte di risorse più limitate destinate allo sviluppo e all’inclusione sociale.
In questo quadro si inserisce la posizione di Giuseppe Cossiga, presidente di AIAD – la Federazione delle imprese per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza – che interviene nel dibattito sottolineando la distinzione tra legittimo confronto politico e applicazione delle norme. Secondo Cossiga, le autorizzazioni amministrative non possono essere condizionate da valutazioni ideologiche, ma devono basarsi esclusivamente su criteri tecnici e sul rispetto della legge: “Tutte le opinioni politiche sono legittime ed il confronto è il sale della democrazia, ci mancherebbe. Ma le autorizzazioni amministrative sono basate solo su valutazioni tecniche e sul rispetto della legge – ha dichiarato Cossiga -. E sono certo che in Sardegna prevarranno la legalità e lo Stato di diritto, perché non si possono imporre limitazioni alla libera iniziativa imprenditoriale se non per ragioni oggettive e previste dalla normativa. Sarebbe un po’ come se un’amministrazione vegana proibisse la pastorizia per via delle proprie convinzioni etiche”.
Una presa di posizione che richiama il principio dello Stato di diritto e della libertà di iniziativa economica, anche in presenza di attività produttive controverse o considerate eticamente sensibili. Limitazioni all’attività d’impresa, dunque, che in uno Stato di diritto dovrebbero essere imposte non sulla base di orientamenti politici o morali delle amministrazioni locali.
Al di là del singolo caso, la vicenda di Domusnovas riapre una questione più ampia: se il nodo centrale del confronto debba essere il boicottaggio delle imprese e delle attività produttive – per quanto legittimamente criticate – o piuttosto le scelte strategiche che, a livello europeo, stanno indirizzando quote crescenti di investimenti pubblici verso la difesa, sottraendo risorse a politiche di sviluppo sostenibile, coesione sociale e inclusione. Un interrogativo che attraversa trasversalmente il dibattito politico e che, come dimostra il confronto in corso, divide anche chi governa.
