Devianza giovanile, anche la Sardegna entra nella nuova geografia della violenza minorile: crescono aggressioni, rapine e disagio adolescenziale.
La Sardegna non compare tra le aree italiane a più alta intensità criminale minorile, ma negli ultimi mesi anche nell’isola emergono segnali che gli osservatori considerano significativi: aggressioni tra adolescenti, episodi di gruppo, rapine, piccoli circuiti di spaccio e una crescente esposizione dei minori a comportamenti violenti che si organizzano spesso attraverso i social network.
Il quadro nazionale tracciato dal rapporto Save the Children “Dis(armati)” conferma che l’Italia mantiene uno dei livelli più bassi d’Europa per criminalità minorile, ma segnala allo stesso tempo una trasformazione qualitativa della devianza giovanile: meno numeri assoluti, più intensità nei reati violenti. Nel 2024 i minori denunciati o arrestati per rapina sono stati 3.968, oltre il doppio rispetto ai 1.921 del 2014; le lesioni personali sono salite a 4.653 casi, quasi raddoppiando nell’ultimo decennio; le risse hanno raggiunto quota 1.021, mentre i minori trovati con armi o oggetti atti a offendere sono arrivati a 1.946, contro i 690 di dieci anni prima.
Anche se il rapporto non dedica una sezione statistica autonoma alla Sardegna, alcuni indicatori locali confermano che il fenomeno sta assumendo una nuova visibilità anche nell’isola. A Cagliari, nel febbraio 2026, un’operazione dei Carabinieri ha portato a 14 perquisizioni nei confronti di adolescenti coinvolti in violenze, pestaggi, rapine e spaccio, episodi che secondo gli investigatori si erano sviluppati tra il capoluogo e l’hinterland con una forte componente digitale: social network, chat e video condivisi sono diventati strumenti di organizzazione e auto-rappresentazione del gruppo.
Il dato territoriale conferma una dinamica che gli analisti leggono ormai come strutturale: la violenza giovanile non è più soltanto un fenomeno metropolitano, ma attraversa anche realtà intermedie e territori percepiti tradizionalmente come meno esposti. In Sardegna il fenomeno appare meno legato a reti criminali organizzate e più vicino a forme di conflittualità relazionale: aggressioni nate per futili motivi, scontri tra gruppi di coetanei, episodi improvvisi nei luoghi della movida o davanti alle scuole.
Sul piano generale, il sistema della giustizia minorile registra una crescita delle prese in carico: nel 2025 i minori e giovani adulti seguiti dagli Uffici di servizio sociale per i minorenni sono 23.862, mentre quelli presenti stabilmente nel circuito sono 17.027, il 73% dei quali tra i 14 e i 17 anni. Il dato cresce soprattutto per l’allungamento dei tempi di permanenza nel sistema giudiziario, anche dopo le modifiche introdotte dal Decreto Caivano, che ha ampliato le misure cautelari per i minori.
Nel confronto europeo, l’Italia resta comunque sotto i livelli di molti altri Paesi: 363 minori ogni 100 mila abitanti entrano in contatto con il sistema giudiziario, contro i 2.237 della Germania e i 1.608 della Francia. Questo significa che non esiste un’emergenza numerica, ma un mutamento del comportamento adolescenziale che preoccupa per modalità e intensità.
In Sardegna, intanto, anche i dati generali della criminalità mostrano una pressione crescente nelle aree urbane principali: Cagliari registra oltre 20 mila reati denunciati, mentre Sassari supera i 14 mila, con livelli più contenuti a Nuoro e Oristano, dove tuttavia il disagio giovanile si manifesta spesso in episodi ad alto impatto sociale più che in grandi numeri continuativi.
Gli esperti sottolineano che il punto centrale non è solo repressivo. Dietro la violenza emergono isolamento, fragilità emotiva, uso problematico dei social, difficoltà familiari e perdita di spazi educativi. Il rapporto Save the Children parla di adolescenti “più armati ma più disarmati”, capaci di usare coltelli o oggetti offensivi ma spesso incapaci di gestire conflitto, frustrazione e paura.
foto Holger Langmaier da Pixabay.com
