9 Maggio 2026
Sardegna

Desertificazione commerciale, in Italia spariti 156mila negozi dal 2012: città sempre più vuote e meno servizi di prossimità

Tra il 2012 e il 2025 l’Italia ha perso 156mila attività commerciali al dettaglio e ambulanti, oltre un quarto del totale nazionale. È il quadro che emerge dall’analisi “Città e demografia d’impresa” dell’Confcommercio, che fotografa una trasformazione profonda del tessuto urbano in 122 città italiane: meno negozi tradizionali, più locali sfitti e una crescita delle attività legate al turismo e alla ristorazione.

Il fenomeno della desertificazione commerciale continua ad accelerare. Nel 2025 il tasso medio annuo di chiusura ha raggiunto il 3,1%, in aumento rispetto al 2,2% rilevato nelle precedenti analisi. Se questa tendenza dovesse proseguire, entro il 2035 molte aree urbane rischiano di perdere ulteriormente vitalità, con quartieri meno illuminati, minore presidio sociale e crescenti difficoltà, soprattutto per la popolazione anziana, nell’accesso ai servizi essenziali.

A incidere in modo decisivo è il cambiamento dei consumi. Nel 2025 le vendite online rappresentano l’11,3% dei consumi di beni acquistabili sul web e il 18,4% dei servizi, con un valore complessivo passato dai 31,4 miliardi del 2019 ai 62,3 miliardi del 2025. Nello stesso arco temporale, mentre l’indice generale delle vendite al dettaglio è cresciuto del 14,4%, le piccole superfici commerciali sono rimaste ferme, mentre l’e-commerce ha registrato un incremento del 187%. Una dinamica che riduce progressivamente la presenza fisica dei negozi e indebolisce l’attrattività commerciale dei centri urbani.

Parallelamente cambia anche la composizione economica delle città. Crescono le attività legate al turismo, in particolare gli affitti brevi, insieme alla ristorazione, mentre arretrano i negozi tradizionali. Nei centri storici la categoria degli “altri alloggi”, che comprende gli affitti turistici, registra un aumento del 184,4%. Nel Mezzogiorno il fenomeno appare ancora più marcato: i bed & breakfast sono quasi quadruplicati dal 2012, segno di uno sviluppo meno ordinato ma particolarmente dinamico.

La contrazione colpisce soprattutto il commercio di prossimità. Le edicole sono diminuite del 51,9%, i negozi di abbigliamento e calzature del 36,9%, quelli di mobili e ferramenta del 35,9%, mentre librerie e negozi di giocattoli segnano un calo del 32,6%. Anche bar e commercio ambulante risultano in flessione, mentre aumentano ristoranti, gelaterie, pasticcerie e attività collegate alla domanda turistica.

Sul piano territoriale, le perdite più consistenti si registrano soprattutto nei comuni del Nord. Tra le città più colpite figurano Belluno, Vercelli, Trieste, Alessandria, Savona e Gorizia, tutte con perdite superiori al 33%. Nel Sud, invece, la tenuta appare maggiore: Crotone registra la contrazione più contenuta, seguita da Olbia e Latina.

A compensare solo in parte il calo delle imprese italiane è la crescita delle attività a titolarità straniera, aumentate di 134 mila unità nel commercio e nei pubblici esercizi, mentre le imprese italiane diminuiscono di 290 mila unità nello stesso periodo. Cresce anche il contributo occupazionale, con 194 mila addetti in più, confermando il ruolo sempre più rilevante dell’imprenditoria straniera nel mantenimento del tessuto commerciale urbano.