Demografia in crisi, Bruxelles sotto accusa: “Le politiche UE aggravano il calo delle nascite”.
Le strategie dell’Unione europea e dei governi nazionali starebbero contribuendo ad aggravare la crisi demografica, rendendo sempre più difficile per le giovani coppie formare una famiglia. È il cuore di un’interrogazione parlamentare presentata dall’eurodeputato Lefteris Nikolaou-Alavanos.
Secondo dati ufficiali UE, il 41,6% delle famiglie europee nel 2024 ha incontrato difficoltà economiche, in un contesto segnato da redditi in calo, caro-vita, affitti in aumento, povertà energetica e crescente pressione sui sistemi di welfare. Un mix di fattori che, secondo l’eurodeputato, alimenta insicurezza economica e precarietà, scoraggiando la genitorialità e accelerando il declino della popolazione in età lavorativa.
Precarietà del lavoro e ostacoli alla maternità.
Nikolaou-Alavanos punta il dito contro le politiche del lavoro dell’UE, accusate di favorire occupazione precaria e contratti flessibili, come il lavoro a chiamata o a zero ore, che colpirebbero in particolare le donne. Un modello che, secondo il parlamentare, crea barriere economiche e sociali per le giovani coppie intenzionate ad avere figli.
Servizi per l’infanzia e sanità sempre più “commerciali”.
Nel mirino anche la progressiva privatizzazione dei servizi essenziali, dall’educazione della prima infanzia alla protezione dei minori, fino alle attività creative e all’istruzione speciale. Secondo l’interrogazione, settori che dovrebbero rappresentare diritti universali stanno diventando beni di mercato, seguendo una tendenza già visibile in ambiti come casa, acqua ed energia.
Un’ulteriore criticità riguarda la sanità, in particolare l’accesso alle cure prenatali e alla procreazione medicalmente assistita. La crescente commercializzazione dei servizi sanitari, denuncia l’eurodeputato, avrebbe trasformato questi ambiti in attività economiche con costi spesso insostenibili per le giovani famiglie.
La risposta della Commissione: diritti sociali e sostegno agli Stati membri.
Nella replica ufficiale, l’esecutivo UE, per voce della vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu, richiama i principi del Pilastro europeo dei diritti sociali, che promuove condizioni di lavoro eque, accesso all’educazione per la prima infanzia e assistenza sanitaria di qualità e a prezzi accessibili.
La Commissione ricorda l’esistenza di strumenti legislativi come la direttiva sulle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili, quella sull’orario di lavoro e la direttiva sull’equilibrio tra vita privata e professionale, pensate per rafforzare le tutele dei lavoratori e favorire la conciliazione famiglia-lavoro.
Sul fronte dei diritti dei minori, Bruxelles cita la Strategia UE per i diritti dell’infanzia, la Garanzia europea per l’infanzia e gli obiettivi di Barcellona per il 2030 sull’educazione prescolare. Tuttavia, l’attuazione concreta resta in gran parte nelle mani degli Stati membri, con la Commissione impegnata in attività di monitoraggio, finanziamento e scambio di buone pratiche.
Per quanto riguarda la salute delle donne e l’assistenza riproduttiva, l’UE sostiene i Paesi attraverso programmi come EU4Health, pur ribadendo che l’organizzazione dei sistemi sanitari rimane una competenza nazionale.
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