12 Giugno 2026
Politica

Decreto Lavoro: 934 milioni per salari, giovani e contrasto al caporalato

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a un decreto-legge che ridisegna le regole del mercato del lavoro italiano. Il provvedimento stanzia quasi un miliardo di euro, 934 milioni per la precisione, con l’obiettivo di spingere le assunzioni stabili e mettere un freno alle nuove forme di sfruttamento che proliferano nell’economia delle piattaforme digitali.

Quattro bonus per chi assume.

Il cuore del decreto è un pacchetto di incentivi contributivi pensato per ridurre le disparità territoriali e favorire le categorie più fragili. Per le donne, le aziende che stipulano contratti a tempo indeterminato con lavoratrici svantaggiate ottengono un esonero totale dei contributi fino a 650 euro al mese per due anni, soglia che sale a 800 euro per le assunzioni nel Mezzogiorno. Per i giovani under 35, lo sgravio arriva fino a 500 euro mensili (650 nel Sud e nelle aree di crisi), esteso anche alle stabilizzazioni di contratti a termine. Previsto infine un bonus specifico per le piccole imprese della ZES meridionale che assumono disoccupati over 35 fermi da almeno due anni.

Salari minimi.

Sul fronte delle retribuzioni, i trattamenti economici non potranno scendere al di sotto dei minimi fissati dai contratti collettivi nazionali siglati dai sindacati più rappresentativi. Una soluzione che, nelle intenzioni dell’esecutivo, contrasta il dumping salariale senza sottrarre spazio alla contrattazione tra le parti sociali.

Quanto ai rinnovi contrattuali, se le trattative si prolungano oltre i 12 mesi dalla scadenza del contratto precedente, scatta un adeguamento automatico delle retribuzioni pari al 30% della variazione dell’indice dei prezzi al consumo armonizzato (IPCA).

Giro di vite sul caporalato digitale.

Una delle novità più rilevanti riguarda il contrasto allo sfruttamento attraverso le piattaforme digitali. Il decreto introduce l’obbligo di verifica dell’identità digitale per accedere ai servizi di lavoro online, tramite SPID, CIE o sistemi di autenticazione forte, per stroncare il mercato nero degli account in affitto, pratica che alimenta nuove forme di caporalato. Chi cede le proprie credenziali o utilizza profili altrui rischia sanzioni amministrative; le piattaforme che non vigilano possono vedersi sospendere l’attività.

Sul versante della trasparenza algoritmica, i lavoratori avranno diritto a sapere come funzionano i sistemi automatizzati che assegnano i compiti e determinano i compensi, e potranno chiedere una revisione umana delle decisioni che incidono sul loro rapporto di lavoro.

Famiglia, lavoro e TFR.

Il decreto prevede anche uno sgravio contributivo, fino all’1% e con un tetto di 50.000 euro annui, per le aziende che ottengono la certificazione UNI/PdR 192:2026, standard che misura l’impegno concreto delle organizzazioni su maternità, paternità, flessibilità e welfare aziendale.

Infine, i lavoratori potranno destinare alla previdenza complementare le quote di TFR maturate nella prima metà del 2026.

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