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Decadenza. “I casti e puri” del centrosinistra si attaccano a tutto.

Continua nel peggiore dei modi il mandato della “presidente decaduta” Alessandra Todde. Ieri (ricordiamolo, si discuteva del Salva Casa) il Consiglio regionale ha pensato bene di escogitare l’ennesima “norma intrusa”, proponendo una mozione, – puntualmente approvata dai “casti e puri del centrosinistra” – per presentare un nuovo ricorso alla Corte Costituzionale, in relazione alla sentenza di primo grado sulla decadenza della presidente della Regione, Alessandra Todde.

Insomma, dalle parti di via Roma, avendo capito che di fronte alla sentenza di primo grado dello scorso maggio non ci sono ampi margini per rovesciare il giudizio in appello, i consiglieri/e le stanno provando tutte per ritardare il più possibile la chiamata alle urne. Consiglio, va rimarcato, che lo scorso febbraio si era promesso di procedere al giudizio di decadenza della presidente Alessandra Todde, solo successivamente al giudizio della Cassazione.

Un tentativo misero ed emblematico del livello della classe dirigente sarda: cinica, spietata e interessata esclusivamente alla propria longevità. Comico anche il teatrino dell’opposizione che con il capogruppo di Fratelli d’Italia ha parlato, con riferimento all’approvazione della mozione, di “blitz disdicevole”. Chissà se lo stesso giudizio di valore non possa applicarsi anche con riferimento alle ormai note (anche per il MEF) tabelle di emendamenti puntuali bipartisan.

“Il gruppo di Fratelli d’Italia ha scelto di non partecipare né alla discussione né al voto”, ha dichiarato Truzzu, “perché, pur provando umana compassione per la disperazione della maggioranza e della stessa Presidente, non possiamo accettare che le istituzioni vengano piegate a uso personale per mantenere le poltrone”.

Condivisibile, però, il giudizio di merito del capogruppo di Fratelli d’Italia sull’utilizzo dell’autonomia speciale della Regione da parte del “governo dei migliori”: “Proprio mentre il Trentino ottiene dal Governo un ampliamento dei propri poteri attraverso la modifica dello Statuto, la Sardegna impiega l’autonomia per coprire errori da dilettanti nella rendicontazione elettorale e per tutelare una presidente che cerca in ogni modo di evitare le conseguenze delle proprie responsabilità”.