Dazi USA-UE: il Parlamento europeo frena la Commissione e blinda le clausole di uscita
L’accordo commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti non è carta bianca per la Commissione. Il Parlamento europeo ha approvato in prima lettura la relazione del deputato Bernd Lange sull’adeguamento dei dazi doganali sulle merci americane, introducendo una serie di modifiche sostanziali che rafforzano il controllo parlamentare, limitano i poteri discrezionali dell’esecutivo europeo e blindano le condizioni alle quali le concessioni tariffarie restano in vigore.
L’accordo di Turnberry: né reciproco, né equo.
La relazione parte da una valutazione critica dell’intesa raggiunta il 27 luglio 2025 a Turnberry, in Scozia, tra la presidente von der Leyen e il presidente Trump, poi formalizzata nella dichiarazione comune del 21 agosto. Secondo il relatore, nonostante il titolo evochi un commercio “reciproco, equo ed equilibrato”, l’accordo consolida un’asimmetria che favorisce i produttori americani rispetto a quelli europei.
Il contesto in cui l’accordo è maturato è quello di una escalation tariffaria senza precedenti: dazi del 20% sulle merci UE annunciati il 2 aprile 2025, poi ridotti al 10%; dazi del 50% su acciaio e alluminio; dazi del 25% su automobili e ricambi. L’Unione, nel frattempo, aveva sistematicamente rinviato qualsiasi forma di ritorsione.
I cinque pilastri della relazione Lange.
Il cuore degli emendamenti approvati si articola in cinque aree. Il primo riguarda l’acciaio e l’alluminio: la decisione unilaterale americana del 19 agosto 2025 di estendere i dazi del 50% a ulteriori 407 categorie di prodotti derivati, per un valore di circa 56 miliardi di dollari di esportazioni europee, tra cui turbine eoliche, macchinari agricoli e motociclette, viene giudicata una violazione dello spirito dell’accordo. Il Parlamento propone di escludere questi prodotti dalle concessioni fino al raggiungimento di soluzioni bilaterali soddisfacenti.
Il secondo è la clausola di scadenza: il regolamento si applicherà per 18 mesi, non a tempo indeterminato. Dopo sei mesi sarà pubblicata una prima valutazione d’impatto; dopo 12 mesi la Commissione dovrà presentare, se del caso, una proposta di proroga corredata di un’analisi completa degli effetti economici, anche sui bilanci nazionali e comunitario, che subirà una perdita stimata in entrate doganali di circa 3,9 miliardi di euro all’anno.
Il terzo è la clausola di sospensione rafforzata: le preferenze tariffarie si sospendono automaticamente se Washington impone nuovi dazi che superino il tetto del 15%, se ricorre a coercizione economica contro l’UE o se si discosta dallo spirito dell’accordo. La sospensione avverrà tramite atti delegati, con coinvolgimento del Parlamento, e non più tramite atti di esecuzione decisi dalla sola Commissione.
Il quarto è il meccanismo di salvaguardia: se le importazioni americane di un determinato prodotto aumentano di oltre il 10% su base annua, scatta automaticamente un esame per verificare se si stia arrecando pregiudizio all’industria europea. Un punto particolarmente rilevante per i settori agricoli sensibili.
Il quinto riguarda il controllo parlamentare: la Commissione dovrà informare regolarmente il Parlamento europeo e il Consiglio sugli sviluppi nell’applicazione del regolamento, con la possibilità per il Parlamento di fornire informazioni circostanziate che possono portare alla sospensione dell’accordo.
L’agricoltura chiede protezioni specifiche.
La commissione per l’Agricoltura, con la relatrice Veronika Vrecionová, ha presentato un parere che aggiunge ulteriori cautele per i settori più esposti. Nel mirino ci sono i prodotti lattiero-caseari, gli agrumi, le indicazioni geografiche protette, dal parmigiano al prosciutto di Parma, e i vini. Gli eurodeputati chiedono che i contingenti tariffari per i prodotti agricoli americani siano gestiti con criteri rigidi: suddivisione in sottoperiodi mensili o trimestrali per evitare che i contingenti si esauriscano troppo presto, limiti di volume per operatore, divieto di trasferire i volumi inutilizzati tra periodi, licenze di importazione non trasferibili.
Viene chiesto inoltre un sistema elettronico di verifica rafforzata dell’origine delle merci, per impedire che prodotti di paesi terzi entrino nel mercato europeo attraverso gli Stati Uniti dopo trasformazioni minime.
L’ombra dell’OMC e dell’autonomia normativa.
La relazione solleva anche la questione della compatibilità dell’accordo con le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio: la clausola della nazione più favorita è stata ignorata nella dichiarazione comune, e il Parlamento sottolinea che questo non deve costituire un precedente. Resta poi il nodo dell’autonomia normativa europea: il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, la direttiva sul dovere di diligenza delle imprese, le norme sulla deforestazione e la sicurezza alimentare non possono essere oggetto di negoziazione commerciale con Washington.
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