6 Giugno 2026
Cultura

Dazi amari, la “canzone di protesta” di Gianni Drudi.

È arrivato il nuovo tormentone della satira musicale italiana: “Dazi Amari”, la canzone che non sapevate di volere ma che probabilmente finirete per canticchiare tutta l’estate. A firmarla sono Gianni Drudi, il re indiscusso della goliardia romagnola, e Auroro Borealo, performer, cantautore, DJ e podcaster, in una collaborazione che promette scintille tra ironia, nonsense e attualità politica.

Gianni-Drudi-Auroro
Gianni Drudi, Auroro Borealo

Prodotto e scritto insieme a Daniele Bengi Benati e Marco Prati, il brano affronta — ovviamente a modo loro — il tema dei dazi americani, trasformando le tensioni geopolitiche in un motivetto da liscio elettronico che parla più al cuore che all’intelletto. Ma in fondo, si sa: quando i dazi diventano amari, meglio riderci su e ballarci sopra.

Nato in Romagna e cresciuto sulle onde delle radio locali, Gianni Drudi ha costruito un’intera carriera facendo della leggerezza il suo vessillo e del doppio senso la sua seconda lingua. Dagli anni ’90 a oggi ha sfornato hit intramontabili come Il Ballo del Pinguino e Prendi la Pecora, trasformandosi in un’icona amata da tre generazioni.

Dazi Amari”, insomma, è il risultato di due mondi lontani che si incontrano in un punto preciso: il gusto per l’assurdo e il potere liberatorio della risata. In un Paese dove la burocrazia ti mette in crisi anche solo per cambiare il citofono, Drudi e Auroro ci ricordano che ridere dei problemi (e dei dazi) è già un atto rivoluzionario.

Per chi ama le hit estive con un pizzico di sarcasmo, Dazi Amari è la risposta musicale alla domanda: “Ma davvero questa è l’Italia?”. Sì. E per fortuna, ogni tanto, qualcuno ce la fa anche ballare.