Dal golf al pet-friendly: il Consiglio regionale sardo e l’arte di evitare le priorità.
Che sia dalla maggioranza o dall’opposizione, il copione non cambia. Mentre la Sardegna affronta problemi strutturali di prima grandezza, spopolamento, sanità al collasso, trasporti anacronistici, povertà crescente e servizi alla persona sempre più carenti, il dibattito politico al Consiglio regionale continua a gravitare attorno a proposte di nicchia (manco sedesse Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena negli scranni di via Roma), presentate con toni da grande riforma ma destinate, nella migliore delle ipotesi, a sfiorare appena i problemi reali dell’isola.
L’ultimo esempio arriva da Antonello Peru, capogruppo di Sardegna al Centro 20Venti e voce dell’opposizione, che ha lanciato la sua proposta per il turismo golfistico come strumento di destagionalizzazione. I numeri che cita sono suggestivi: 7,8 milioni di golfisti europei, fino a 150 milioni di euro di indotto potenziale, 3.500 posti di lavoro, turisti che spendono tra 450 e 700 euro al giorno. L’Algarve, la Costa del Sol, Cipro, tutti citati come modelli virtuosi da imitare.
Il ragionamento non è privo di logica. La Sardegna chiude di fatto la stagione turistica a settembre, e da ottobre a maggio alberghi vuoti e lavoratori stagionali senza reddito fotografano una dipendenza dal turismo balneare che non è inevitabile ma è il frutto di decenni di scelte politiche miopi. Puntare su un segmento che porta visitatori proprio nei mesi morti ha una sua razionalità economica.
Il problema è il contesto in cui questa proposta si inserisce. Che si tratti della maggioranza, con la proposta pet-friendly di Orizzonte Comune, o dell’opposizione, con il piano golfistico di Peru – già protagonista nella precedente legislatura nelle fila dell’UDC – il risultato non cambia: in via Roma regna una distanza siderale dai problemi reali dei sardi.
Il denominatore comune è sempre lo stesso: politiche turistiche di nicchia presentate come svolte epocali, accompagnate da proiezioni economiche generose e da un’assenza totale di risorse certe. Peru chiede “un Piano regionale per il turismo golfistico” e invita la maggioranza “ad avere il coraggio di guardare ai dati”. La maggioranza, dal canto suo, propone comunità pet-friendly a costo zero. Entrambi guardano al turismo come unica leva di sviluppo immaginabile, ignorando che senza infrastrutture adeguate, senza una sanità funzionante, senza politiche serie per fermare lo spopolamento dei borghi interni, qualsiasi flusso turistico aggiuntivo costruisce su fondamenta fragili. Per non parlare della mancanza di dialogo con i portatori di interesse: un limite che l’attuale assessora al Lavoro della Giunta Todde ha già dimostrato in più occasioni di non voler colmare.
La Sardegna ha certamente 300 giorni di sole all’anno, un patrimonio nuragico unico e una buona gamma di formaggi (sui vini non bisognerebbe essere troppo autoreferenziali e celebrativi…). Ha, però, anche una classe politica, di maggioranza e di opposizione, che sembra aver trovato nel turismo di nicchia la risposta universale a qualsiasi domanda. Nel frattempo, ci si interroga meno sulle soluzioni in Consiglio. Più fortuna, invece, riscuote la “dialettica politica” per gli emendamenti puntuali in Finanziaria e assestamenti di bilancio.
